Coronavirus, il ristorante arriva direttamente a casa: «Così non ci arrendiamo»
Il servizio a domicilio piace ma prima della riapertura si punta sui cibi d’asporto. È c’è chi lancia i buoni da 20 a 100 euro riscattabili entro un anno con sconto
LIVORNO. I ristoranti cercano di riorganizzarsi dopo quasi due mesi di chiusura e in attesa di una riapertura che ancora non ha una previsione. In molti hanno attivato la consegna a domicilio attraverso canali propri, le piattaforme esterne sono troppo onerose. Ma questo non basta a tenere in piedi le loro attività, ci vuole bene altro per far quadrare i conti. E dunque puntano sul servizio d’asporto e anche sui cosiddetti “restaurant bond”, vale a dire buoni o voucher che valgono una cena o più riscattabili alla riapertura del locale con sconti.
«Noi chiediamo di ripartire subito dopo il 3 maggio - spiega il direttore provinciale di Confesercenti, Alessandro Ciapini - se così non fosse bisogna dare il via al servizio d’asporto. I ristoratori sono in grado di gestire le file e le persone all’interno del locale. L’asporto non rappresenta un guadagno, serve solo per riprendere i costi e in più, se rimangono completamente fermi, i ristoratori perdono il contatto con i clienti». Per le consegne a domicilio, le aziende stanno utilizzando soprattutto i loro siti. Tra l’altro un mese fa in città è nata l’esperienza di “Livorno delivery”, un gruppo creato su Facebook, “ per raccogliere i post e le informazioni di tutti gli esercizi commerciali che effettuano consegne a domicilio”, si spiega . E non solo per il cibo, ma anche per altri servizi che possono essere utili. In un mese, come è stato pubblicato in un post, i membri hanno raggiunto quota 12.600, sono 180 esercenti attivi e 600 sono state le recensioni.
Ma c’è chi fa in proprio. Sul campo Gianni e Giacomo Cardosi del ristorante “Porto di mare” di viale Italia hanno avuto un buon riscontro rispetto alle consegne a domicilio. «I clienti hanno risposto bene attraverso il nostro sito - spiegano i due fratelli -ma l’incasso copre appena le spese perché ci sono anche i costi dei fattorini. Ed è anche per questo anche che non ci siamo appoggiati a una piattaforma esterna perché le commissioni sono alte, anche il 25-30%». Un servizio che piace, in ogni caso, e che secondo i due ristoratori rimarrà anche quando la situazione tornerà ad essere normale. Per i due fratelli sarebbe importante anche partire con il servizio di asporto. «Questa prospettiva non è irrazionale - vanno avanti - tutti fanno le polpette o il totano ripieno, le macellerie come gli ortolani. Quindi perché non anche i ristoranti? Siamo qualificati anche noi . Con il servizio di asporto l’apertura graduale, magari con 20/30 posti su cento che ne abbiamo, si potrebbe ripartire con un senso». E infine la nuova idea: « Stiamo realizzando anche voucher da 20 fino a 100 euro con sconto del 25% - 30 % con la possibilità di spenderli per pranzi o cene entro un anno e con pagamento attraverso la carta di credito».
«La scelta di consegnare del cibo a casa dei clienti per chi ha sempre puntato sulla location, il servizio e l'impiattamento, può sembrare un controsenso, - spiega Giovanni Neri, presidente provinciale dei ristoratori di Confcommercio e titolare del locale “La Persiana”- ma nell'incertezza di quando potremo riaprire, appare una scelta obbligata, non tanto per il ritorno economico ma per far vedere che siamo ancora vivi e che presto o tardi riapriremo».
«A parte le pizzerie e i locali etnici che lo hanno sempre fatto, sono sempre di più i ristoranti che hanno deciso di consegnare cibi a domicilio - spiega ancora Neri - per una scelta di orgoglio, per far vedere che non ci arrendiamo, visto che gli interventi governativi come la cassa integrazione e il blocco delle tasse locali tardano e rischiano di arrivare quando molti avranno tirato giù la saracinesca».
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