Meteo
La benedizione dell’ulivo arriverà via web
I fedeli useranno una delle piante di casa. Il vescovo: «Ecco come pregare, il rito del ramoscello lo faremo fra un po’»
livorno
Oggi per i fedeli della Chiesa cattolica è il giorno del ramoscello d’ulivo come simbolo della Domenica delle Palme: l’ulivo benedetto da portare a casa. Quest’anno le cose andranno un po’ diversamente, anzi parecchio: i cattolici che di punto in bianco si sono ritrovati senza la messa domenicale e senza la comunione. E ora senza la benedizione delle famiglie e forse senza ulivo.
Perché “forse”? In realtà, i ramoscelli d’ulivo – non solo emblema della pace ma qui ricordo dei rami di palme agitati dalla folla per l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme – saranno presenti per adornare le chiese. Ma le chiese vuote: senza cioè un appuntamento comunitario come la messa (il prete continua a celebrarla, però i fedeli seguono solo via social). Al tempo stesso le chiese non chiudono: aperte e accessibili, ma solo singolarmente per la preghiera individuale.
«L’ulivo benedetto? E’ una bella tradizione che riscopriremo appena sarà possibile», dice il vescovo Simone Giusti. Tradotto: «Nella prima domenica in cui sarà possibile farlo, benediremo i ramoscelli d’ulivo e ciascuno li potrà portare a casa». In realtà, qualcosa è possibile fare fin da adesso: vale per chi ha l’ulivo nel giardino di casa, e in tante chiese un po’ in tutta Italia hanno stabilito che come simbolo va bene anche una qualsiasi pianta o perfino un ramo d’ulivo disegnato. «In effetti, – ribadisce il presule – come dice la religiosità popolare, la benedizione “supera i sette muri”: figuriamoci se non oltrepassa le frontiere dei social o le difficoltà del distanziamento così basilare in questa fase». Se poi qualcuno, pregando da solo in chiesa, porterà a casa una fogliolina d’ulivo di quelle rimaste lì difficile che il parroco si arrabbi...
«Meglio evitare rischi di assembramento, – spiega don Raffaello Schiavone, alla guida della superparrocchia dei Tre Arcangeli fra Salviano, Leccia, Scopaia e Collinaia) – in questo periodo la nostra comunità si ritrova ogni giorno a orari fissi con preghiere e liturgie in diretta Facebook: alle 9,10 la recita delle lodi, alle 11,15 la messa, alle 18 il rosario e alle 18,30 i vespri. Se vogliamo avere un simbolo visibile della vita che rinasce, possiamo farlo con una pianta che fiorisce o un alberello che germoglia in questo periodo. D’altronde, quest’epidemia è l’occasione per riflettere sulla nostra fede e sulla nostra vita: riscoprirci come un’unica famiglia umana, possiamo limitare la minaccia del virus solo se ognuno ha atteggiamenti che proteggano anche gli altri».
Va detto che intanto il giornale on-line della diocesi (www.lasettimanalivorno.it) ha pubblicato il pdf con una sorta di messale domestico per una preghiera familiare che trasforma casa propria in micro-chiesa con tanto di rituali: la trovate al link “sussidi della Cei”. Si può andare a fare la comunione, a pregare in chiesa da soli, a confessarsi: basta mettersi d’accordo col prete e mantenere il distanziamento.
«Ad esempio, a Montenero – dice Giusti – la confessione avviene con prete e fedele divisi da un vetro». A chi gli fa rilevare che le esigenze religiose non sono fra i requisiti per poter uscire, il vescovo replica sulla base di quesiti che i vescovi hanno fatto al ministero dell’interno: «Si può andare in chiesa sul tragitto per andare in farmacia o a fare la spesa. L’importante è evitare l’assembramento e ottimizzare l’uscita».
Ma Giusti insiste anche su un aspetto: «Le parrocchie hanno fatto un balzo innovativo nella pastorale, la metà ha attivato canali social per le celebrazioni via Facebook e Instagram, Granducato sta facendo grandi ascolti nelle liturgie in diretta tv. L’ho sempre detto, quest’idea che i livornesi siano mangiapreti è una favola del passato: sono qui da 13 anni e io ho sempre trovato rispetto e attenzione». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google