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Livorno

«Il mio giro di lavoro quasi cancellato perché gli uffici e i negozi sono chiusi»

N.C.
«Il mio giro di lavoro quasi cancellato perché gli uffici e i negozi sono chiusi»

Lo sfogo di Mirco Guidugli che ha la rivendita di giornali in una via Cairoli semi-deserta 

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Edicola/1

Una strada deserta, questa è via Cairoli. Traffico, via vai di lavoratori, l'odore di caffè e panini che esce fuori da bar e dai locali e chiasso di sottofondo sono solo un lontano, lontanissimo ricordo. Da quando è scattata l'emergenza Coronavirus e i decreti del governo hanno costretto tutti a rimanere a casa il più possibile, l'arteria centrale di Livorno è diventata immobile. Ed è davvero strano vedere via Cairoli, sempre piena di attività, in questa condizione. Questo situazione così sconfortante la sta vivendo sulla propria pelle Mirco Guidugli, titolare dell'edicola all'incrocio tra via Cairoli e via Dario Cassuto. «Questa edicola - spiega amareggiato il commerciante - è una di quelle più centrali della città. Qui di solito si lavora molto. Ma in meno di un mese ho avuto un calo di oltre il 50 per cento delle vendite. Una cosa del genere non l'avevo mai vista».

Intorno all'edicola, infatti, di abitazioni non ce ne sono molte, ma la zona è caratterizzata da diverse banche, tanti uffici e le Poste centrali. «Qui non ci vive quasi nessuno, perciò la gente ci viene solo per lavorare o per compiere operazioni bancarie o postali - spiega - Ma col fatto che è tutto chiuso, o quasi, in giro non si vede quasi nessuno. Molti sportelli hanno sospeso la propria attività, altri ricevono solo su appuntamento. Altri ancora stanno aperti ma a giorni alterni». Insomma, il lavoro è calato e sono diminuiti anche i clienti che vengono in questa zona della città».

«Purtroppo in centro è tutto così - va avanti l’edicolante - la situazione è abbastanza critica». E anche gli uffici che sono rimasti aperti hanno le sale d'aspetto chiuse, perciò la gente deve attendere il proprio turno fuori, in fila per uno, rispettando le norme di sicurezza. Così, se prima qualcuno ne approfittava per comprare un giornale o le parole crociate mentre era in attesa del proprio turno, adesso non è più possibile farlo».

«Sembra di essere sempre di domenica. Io non sono uno che si piange addosso e ho sempre cercato di fare del mio meglio - va avanti - in passato decisi di rimanere aperto anche la domenica ma non c'era nessuno e quindi ho deciso di chiudere. Ecco, in questi giorni la situazione è la stessa».

In questa situazione poi Mirco Guidugli ha deciso di chiudere anticipatamente. «Io inizio a lavorare alla stessa ora sempre la mattina presto. Ma il pomeriggio chiudo. Rimango aperto fino a dopo pranzo, poi basta. Tanto è inutile. Qualcuno viene a comprare una rivista, ma molto di rado».

«Devo dire che solo le vendite dei giornali reggono perché la gente vuole informarsi - sottolinea - specialmente in questo momento, e riesco a vendere qualche giochino per i più piccoli. Ma per il resto non faccio niente».

E infine conclude: «Speriamo che questo momento passi velocemente». —

N.C.



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