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Livorno

Giri in bici e mare, denunciati in 200: «Niente processo, c’è una maxi multa»

Federico Lazzotti
Giri in bici e mare, denunciati in 200: «Niente processo, c’è una maxi multa»

Coronavirus: il governo ha cambiato la normativa che è retroattiva. Niente più penale, ma se la certificazione si rivela falsa...

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LIVORNO. Gli ultimi furbetti dell’esercito livornese di chi non resta a casa, li ha pizzicati martedì la finanza: un ciclista era a dieci chilometri dalla sua abitazione, è residente a Montenero, e si stava allenando sulla salita di Quercianella, un 50enne riposava sugli scogli, mentre un 40enne passeggiava fumando una sigaretta. Infine una coppia, con lui residente a Prato, era beatamente sul lungomare.

Per loro, come per tutte le persone trovate in giro senza giustificato motivo (salute, lavoro, spesa) a partire dal 26 marzo, scatterà una sanzione amministrativa, una maxi multa che va 500 a 4.000 euro. A cambiare le carte in tavola, l’ultimo decreto del governo che di fatto ha depenalizzato i comportamenti irregolari rispetto ai divieti tramutandoli, forse per non ingolfare le procure, in sanzioni amministrative di competenza della Prefettura, ma con alcune eccezioni.

Fino al 26 marzo, ad esempio, alla Procura di Livorno erano arrivate poco meno di duecento denunce da parte delle forze dell’ordine (95 dai carabinieri, 40 dalla municipale e una cinquantina a testa tra finanza e polizia) nei confronti di persone o titolari di negozi a cui è stato inizialmente contestato il reato 650 del codice penale (l’inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità).

Che cosa accadrà a questi fascicoli aperti in via Falcone e Borsellino lo spiega in un circolare inviate alle forze dell’ordine e pubblicata sul sito del ministeriale, il procuratore capo Ettore Squillace Greco.

«Per le violazioni commesse prima del 26 marzo gli atti – spiega – saranno trasmessi in Procura, poiché si ritiene che in tali casi spetti a questo ufficio valutare gli effetti della successione di leggi, rilevare l’abrogazione del reato e adottare i conseguenti provvedimenti, compresa la trasmissione degli atti all’autorità amministrativa». Detto in altri termini c’è stata una depenalizzazione di questi comportamenti che così diventa un illecito amministrativo. E la norma – come prevede il decreto – è retroattiva quindi vale anche per chi è stato beccato prima del 26 marzo. Discorso diverso per chi è stato pizzicato dopo.

«Gli atti – è la direttiva – saranno inviati in Prefettura o alla Autorità competente ad applicare la sanzione amministrativa». Ci sono però delle eccezioni. A cominciare dalla possibilità che la persona che viene fermata oltre a essere fuori senza giustificato motivo fornisca dati falsi nell’autocertificazione e in questo caso si va nel penale. Stesso rischio, che a Livorno non si è ancora registrato, per chi «si allontana dalla propria abitazione o dimora essendo sottoposta a quarantena perché positiva al virus». La nuova contravvenzione si applica salvo che il fatto integri il delitto contro la salute pubblica. «Tale più grave fattispecie – conclude il documento – appare applicabile quando il soggetto positivo al virus violando la quarantena, determini il contagio di una o più persone, con possibilità che la malattia si diffonda ad altri soggetti. Quest’ultimo della diffusibilità, nella situazione attuale, è elemento di fattispecie in sostanza sempre presente, cioè circostanza che di fatto si verifica quasi sempre. Per questo può facilmente in varie condotte risultare integrato commettere il delitto in questione. Per esempio potrebbe configurarsi nella condotta di colui che, soggetto al divieto assoluto, perché già a contatto con persone positive al virus, si allontani da casa. Ovviamente, trattandosi di reato di evento, è sempre necessario che il contagio si verifichi». —
 

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