Meteo
Coronavirus, cuce mascherine e le regala, ecco Daria la sarta-angelo di Vicarello
Ha aperto un post su Facebook mettendosi a disposizione fino ad esaurimento materiale: "L'idea mi è venuta vedendo tutto questo caos e guardando mia madre"
VICARELLO. Ha fatto un post su Facebook, forse neppure pensando di riscuotere il successo che ha riscosso. Una cosa a metà tra il tutorial e il mettersi a disposizione di chi, sprovvisto di ogni mezzo, sia in cerca di un oggetto ritenuto efficace per proteggere se e gli altri dall’emergenza del coronavirus e non fosse nelle condizioni di farsene uno a casa propria. Lei è Daria Verdelli, 60 anni, un marito e due figli «uno di 23 anni fa l’Università, vive con noi e adesso sta facendo lezione on line, l’altra è ormai una veterinaria, ma è bloccata a Novara. Non vediamo l’ora di riabbracciarla».
Originaria di Arezzo, ma da un po’ di anni livornese adottata «non scordo le mie origini, ma ormai il de è nel mio dna», racconta come è nata l’idea. «Ero dai miei parenti ad Arezzo, ed ero lì quando è scoppiato il grande caos; mia madre, che ha fatto la sarta per tanti anni, ha cominciato a farle per uso familiare. Ho guardato ed ho imparato, cominciando a farle per i parenti e i loro “cittini” (a Livorno sono i bimbi, ndc). Continando a dedicarmici una volta tornata nella mia abitazione di Vicarello. Via Falcone 57, è un indirizzo che dalle mie parti hanno scoperto in diversi...».
Mascherine il cui assemblaggio è stato possibile dal momento in cui, una signora sua conoscente, le ha fornito del Tnt, acronimo del “tessuto non tessuto “. Fatto di polimeri sintetici e utilizzato molto per i teli che proteggono le piante dal freddo e reperibili in molti garden o magazzini per il fai da te, che ha una capacità di tenuta dal 96% al 100% dell’aerosol con cui si diffonde il microrganismo, pari praticamente alla tenuta del materiale delle normali mascherine chirurgiche. Queste ultime, sono ovviamente ed in tempi normali, quelle destinate ad usi sanitari e che però tendono a inumidirsi e dopo 5-6 ore vanno, di regola, sostituite.
Le mascherine, è bene ricordarlo, vengono utilizzate per prevenire l’inalazione di aria contaminata, l'inalazione di polvere o per evitare le cosiddette “droplet” (goccioline di saliva nebulizzate finissime, costituite da acqua e residui cellulari che vengono diffuse nell'ambiente mentre si parla, si starnutisce o si tossisce) che possono essere causa di trasmissione dei microrganismi da individuo ad individuo. Se queste goccioline vengono a contatto con le mucose di una persona (per esempio quelle della bocca, degli occhi o del naso), direttamente o perché trasportate dalle mani, il microrganismo può introdursi nell’organismo e causare la malattia.
Daria, al telefono si stupisce della chiamata, ritenendo che mettersi a disposizione della collettività, sia una cosa normale. «Bisogna aiutarci - dice - e forse proprio in momenti come questi, si riscoprono molte cose. Lasciando da parte l’individualismo, capendo che ciascuno può fare la propria parte, collaborando con gli altri. Un concetto ultimamente un po’ dimenticato ma che in questi giorni, in cui abbiamo tanto tempo per riflettere, forse stiamo finalmente riscoprendo». Il Tnt ce l’aveva ancora in abbondanza, ma aveva terminato l’elastico. Le mercerie sono chiuse, l’approvvigionamento impossibile. Daria, ancora una volta ha aguzzato l’ingegno. «Ne avevo un po’ di sezione larga, ho provato a tagliarlo in due e regge. Posso farne ancora un bel po’».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
