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Azimut rallenta il cantiere: tanti operai restano a casa

Mauro Zucchelli
Azimut rallenta il cantiere: tanti operai restano a casa

Il lavoro c’è ma ci sono difficoltà per far viaggiare i supertecnici e i materiali (oltre agli effetti delle quarantena per un paio di lavoratori di una ditta esterna)

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Al cantiere Azimut Benetti, una delle più importanti realtà industriali del nostro territorio, viene ridimensionata da martedì 16 la produzione: non un vero e proprio stop ma l’inizio di un periodo di rallentamento – che risulterà più o meno forte a seconda delle giornate – in forma contrattata fra azienda e sindacato, comunque utilizzando gli strumenti di flessibilità e compensazioni previste nelle nuove misure del governo per alzare le difese di fronte all’emergenza del contagio da coronavirus.

È il combinato disposto delle azioni per mettere insieme la risultante delle forze create da una doppia esigenza.

Da un lato, quello delle istanze dei lavoratori: c’è da dare risposta alle preoccupazioni degli operai che lavorano insieme a ciascuno degli yacht in produzione, e difficilmente si possono immaginare firme di “lavoro a distanza” nelle verniciature e negli allestimenti. Dall’altro, quello delle necessità dell’impresa: c’è da capire che, in questo periodo di sbarramenti alle frontiere, Azimut Benetti si trova in difficoltà nella catena logistica degli approvvigionamenti di professionalità o di merci da installare a bordo.

In effetti, è proprio in nome di questi intoppi sul versante logistico che l’azienda giustifica la frenata delle lavorazioni: i provvedimenti restrittivi dei vari governi per difendersi dal rischio di contagio stanno creando difficoltà nell’arrivo di una squadra di tecnici superspecializzati dagli Stati Uniti, nella fornitura di motori provenienti dalla Germania e nella spedizione di particolari apparati tecnologici di fabbricazione norvegese.

Risulta però che a spingere in questa direzione sia stato anche il montare dei timori per via di lavoratori in quarantena o contagiati. Fonti di Azimut Benetti riferiscono che l’azienda non ha notizia di casi di persone positive al tampone fra i propri dipendenti e, quanto alle ditte esterne, non ha avuto provvedimenti da parte dell’Asl. Ma è proprio fra gli addetti delle ditte appaltatrici che, a quanto è dato sapere, vi sono almeno un paio di casi di persone in quarantena, una delle quali sarebbe poi risultata positiva.

Il rallentamento delle produzioni dovrebbe intanto riguardare i prossimi sette giorni, anche se non è affatto escluso che duri più a lungo. In realtà, proprio perché la situazione degli approvvigionamenti è in evoluzione giorno per giorno le parti hanno deciso di contrattare questa navigazione a vista che però consenta di tutelare i lavoratori senza che perdano ferie e salario.

Nel frattempo, fra i “colletti bianchi” l’azienda ha moltiplicato il ricorso al lavoro da casa per via telematica o sta provvedendo a far smaltire periodi di ferie mentre i locali dello stabilimento sul lungomare sono stati sanificati.

Si è optato per questo tipo di soluzione – contrattata ma un po’ “a vista” – perché l’azienda ha da difendere l’identikit di realtà produttiva da primato (è la prima realtà al mondo nel settore) mentre il sindacato cerca di tutelare i lavoratori ma tenendo in piedi la produzione per il timore che alla fine dell’emergenza sanitaria poi si contino fra le vittime del coronavirus non solo i malati ma anche tante aziende (e, di riflesso, tanti posti di lavoro).

 

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