Altro furto a un rappresentante di gioielli: via una valigetta da 50mila euro
Livorno: quinto caso in un anno in città. Due motociclisti lo hanno avvicinato al semaforo di via Redi spaccandogli il lunotto e rubandogli la borsa coi preziosi
LIVORNO. Cinque colpi in un anno, l’ultimo mercoledì. Furti e rapine con un bersaglio comune: i rappresentanti di gioielli e orologi. Sale la preoccupazione fra gli addetti del settore dopo il colpo da 50mila euro messo a segno in via Redi da due uomini che, a bordo di due moto e coperti dai caschi integrali, mercoledì 4 marzo hanno spaccato il lunotto di un’auto ferma al semaforo di viale Mameli rubando una valigetta con i gioielli.
Vittima un professionista milanese di 45 anni, dopo che la stessa identica sorte era toccata il 17 ottobre scorso a un intermediario aretino di 52 anni ed esattamente un anno fa – il 7 marzo 2019, sul viale Italia – al carrarino Aldo Licheri. Proprio quest’ultimo – 45 anni di esperienza di lavoro a Borgo a Buggiano, dove risiede – parlando al Tirreno due giorni dopo essere stato derubato aveva raccontato che «una volta uscita la notizia della rapina (a differenza del collega lui è stato minacciato ndr), mi ha chiamato un amico raccontandomi di essere stato vittima di un episodio analogo, sempre a Livorno. Credo che in città ci siano dei basisti pericolosi». A Licheri i malviventi (sempre due e sempre in moto) hanno portato via tre chili d’oro minacciandolo con un taglierino e rompendogli il finestrino del suo Fiat Doblò mentre era sul sedile a mangiare un panino, fermo a bordo strada, intimandogli di consegnare le chiavi del bagagliaio, da dove hanno poi sfilato la valigetta piena di preziosi.
Il basista è una possibile chiave. Per il resto all’opera ci sono sempre due persone in moto o scooter, i mezzi per fuggire agili nel traffico. Italiani, forse del sud, raccontano alcune vittime. Banditi che la mattina stessa arrivano da lontano, forse su segnalazione di qualche osservatore locale. «Funziona così – dice un rappresentante di gioielli che chiede l’anonimato – si mettono fuori dalle oreficerie per un mese e osservano. Il rappresentante lo vedi subito: è vestito bene, ha una certa confidenza coi negozianti e viaggia su un’auto più grande del normale. Non lo confondi coi clienti. Quando lo avvista il basista entra dentro e fingendosi interessato alla merce in realtà ascolta lui. Poi lo pedina, si segna il numero di targa del mezzo, e riferisce a chi opererà. È semplice, anche se rispetto a una ventina di anni fa le cose sono cambiate e i rappresentanti viaggiano al massimo con 3-5 chili di campionario. Mica 10-20 come un tempo…».
I gusti sono cambiati. E il settore è in crisi. Ma non per i criminali. Paolo Zappa faceva il rappresentante di orologi e all’inizio di aprile dell’anno scorso, mentre era al semaforo di via de Larderel, è stato avvicinato da un uomo che ha spaccato il lunotto della sua auto rubandogli una valigetta con alcuni orologi del valore di qualche migliaio di euro. Modalità simili al furto fra via Redi e viale Mameli. «Erano da esposizione – racconta il professionista – e anche io ho avuto la sensazione che Livorno fosse molto peggio di altre città. Ora ho cambiato lavoro». I carabinieri stanno cercando di ricostruire la dinamica. Dei cinque colpi dell’ultimo anno, su due indaga l’Arma e sugli altri tre la polizia.
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