Il capo della polizia Gabrielli a Livorno: "In Toscana presto 230 agenti della Stradale in più"
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Il prefetto Franco Gabrielli con i familiari di Fabio Baratella, il vescovo Giusti e le autorità durante l'intitolazione della polizia stradale di Livorno all'agente mortoIl direttore generale della pubblica sicurezza: "Gli accorpamenti delle sezioni? Servono uomini in giro, alcune strutture era scandaloso non averle accorpate prima"
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LIVORNO. "In Toscana presto ci saranno 230 agenti della polizia stradale in più di ora. Stiamo potenziando gli organici in un settore fondamentale della pubblica amministrazione, che conta il 15% della forza dei poliziotti italiani e ben il 50% dei caduti complessivi, visto che queste persone stanno sulle nostre strade".
A parlare è il capo della polizia, il toscano Franco Gabrielli. Il prefetto si trovava a Livorno, nella mattinata di venerdì 21 febbraio, per l'intitolazione della caserma della polizia stradale a Fabio Baratella, l'agente morto un anno fa dopo un incidente mentre era in servizio, su viale Leonardo Da Vinci".
“La mia condivisione umana va ai familiari di Fabio. Grazie Paolo Pomponio (il dirigente del compartimento toscano ndr) - ha spiegato Gabrielli - perché stai per lasciare questo prestigioso compatimento e ti ringraziamo per quello che hai fatto in questo fondamentale settore della pubblica amministrazione. Grazie per aver chiamato Fabio per nome e non con il grado. Per chi serve il Paese la qualifica è un di più che non qualifica mai l’abnegazione e il sacrifico. I nostri caduti sono il bene più prezioso che abbiamo al di là delle bassezze e delle meschinità con cui la vita ci chiama a confrontarci. Per noi è Fabio e basta".
"Un collega - ha proseguito il capo della polizia durante la toccante cerimonia in viale Boccaccio, alla quale erano presenti tutte le autorità cittadine - che rimarrà sempre: sarà sempre un punto di riferimento. Quando intitoliamo i pezzi della nostra vita ai colleghi che ci hanno lasciato è così. La Stradale raccoglie il 15% della nostra amministrazione, ma in termini di sacrificio oltre il 50% del nostro caduti. C’è un rischio continuo. Il rischio della criticità delle nostre strade, della loro pericolosità. Ciò che le strade ci fanno vivere. Vivo con grande amarezza le polemiche del piano di riorganizzazione della nostra amministrazione. Dette enormi falsità. A 60 anni ho compreso che questo Paese vive più di propaganda che di numeri reali e che in buona sostanza come diceva un grande italiano - Aldo Moro - seppur non ci piace questo è il tempo che ci è dato di vivere".
Il capo della polizia, al termine della cerimonia, ha poi accompagnati il familiari del poliziotto morto il 30 settembre del 2019 fuori dalla caserma, sempre in viale Boccaccio, dove è stata scoperta la targa con il nome del vicesovrintendete uccisi nell'incidente davanti al Costiero Gas. In platea c'era anche il compagno di pattuglia, Gino Gabrielli, gravemente ferito e sopravvissuto. Prendendo la parola, davanti al pubblico, il capo della polizia ha parlato del potenziamento degli organici. "Noi abbiamo messo mano a un potenziamento della polizia stradale perché è bizzarro perché ognuno i numeri li interpreta a modo suo. Ma sono chiari: nel momento in cui sto parlando la Stradale veleggia sulle 10.800 unità - puntualizza - e col piano di potenziamento 13.000 unità. Questo compartimento avrà 229 operatori nei prossimi tempi. Abbiamo sì fatto delle scelte, perché al contrario di altri ci assumiamo la responsabilità delle scelte. Facile dire non chiudere e non fare nulla. Noi abbiamo scelto perché questa specialità ha un aggettivo: Stradale. E deve stare in strada. Questo non vuol dire presidi fisici, ma pattuglie in strada. Si stanno facendo barricate sulle strutture, ma in un Paese normale i cittadini ci avrebbero dovuto già cacciare, perché ci sono strutture da 120.000 euro annui di affitto con 20 denunce e zero interventi in strada. Forse c’è la tutela dei proprietari degli immobili, non della collettività".
"Abbiamo deciso nell’interesse delle collettività - ha concluso Gabrielli - perché questo lo dobbiamo alle nostre donne e ai nostri uomini che tutti i giorni garantiscono la sicurezza nel nostro Paese e ai tanti Fabio che ci hanno indicato una strada e come percorrerla: con dignità, abnegazione e senso del servizio. Grazie Fabio".
Durante ha parlato anche il questore di Livorno, Lorenzo Suraci. "Grazie per essere qui per l'intitolazione della polizia stradale di Livorno a Fabio Baratella - ha esordito - e un caro e affettuoso saluto a chi è presente e un grazie al capo della polizia. In determinati e difficili momenti noi dobbiamo sentire la vicinanza del nostro capo. Quindi di nuovo grazie per la sua presenza fisica. La nostra professione comporta dei rischi per la quotidianità, eppure siamo spesso preda di piccole polemiche e piccole discussioni. In quei momenti rivolgiamo un pensiero ai nostri colleghi che nell’adempiere il loro dovere sono morti".
Il prefetto Gianfranco Tomao, prendendo la parola, ha ricordato un altro agente morto, Fernando Feleppa, che ha perso la vita al casello di Rosignano Marittimo mentre tornava a Livorno proprio dopo aver accompagnato il prefetto a Roma. "“Sono felice di questa cerimonia - ha detto - perché fu una giornata di grande dolore seguita anche nei giorni successivi dal dolore rinnovato ogni volta che in ospedale sono andato a trovare il collega Gino Gabrielli, col terribile pensiero di fargli sapere che il suo compagno di pattuglia non c’era più. Sono stati momenti drammatici. Voglio stringere affettuosamente e dimostrare la mia vicinanza alle famiglie. A quella di Fabio e un abbraccio affettuoso a Gino Gabrielli e alla sua famiglia. Un ringraziamento al dirigente Pomponio e alla dottoressa Agnese Pane (dirigente della stradale di Livorno ndr). Un commosso ricordo anche al sovrintendente Fernando Feleppa, mio collaboratore e amico che ci ha lasciati in un incidente stradale poco più di tre mesi fa. Questi nomi sono nei nostri cuori e nella nostra mente. E nei cuori e nelle menti del personale della polizia di Stato che sotto la giubba hanno un cuore in cui questi nomi rimarranno per sempre scolpiti".
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