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Frane, si rischia la paralisi d’estate sull’Aurelia
Livorno: la presidente della Provincia Marida Bessi ha già fatto avviare le indagini geologiche per guadagnare tempo, ma manca un milione di euro
LIVORNO. Il problema è di quelli seri. Non solo perché gli abitanti di tutta la frazione del Castellaccio sono in difficoltà se devono recarsi in direzione sud percorrendo il doppio dei chilometri rispetto a prima e non solo per chi abita a Quercianella e deve portare i propri figli alla scuola di Montenero. Ad aggiungersi al disagio evidente da oltre due mesi e mezzo e fino ad ora maggiormente percepito solo da chi abita nella zona, arrivano adesso i lavori al ponte di Calafuria con i rallentamenti che hanno creato il grande caos dall’altro ieri. Che interessa un po’ tutti e che ha dato le prime avvisaglie di ciò che potrebbe essere in piena stagione estiva e che fa rabbrividire nell’ottica di un più vicino ponte di Pasqua.
SERVONO PIU’ SOLDI
La presidente della Provincia Marida Bessi, è stata chiara. Ok, al mezzo milione che Rossi ha gentilmente concesso per una prima messa in sicurezza, ma qui occorre un intervento più massiccio, il prima possibile, per riportare la situazione allo stato d’origine. Una strada completamente agibile, sicura e vera valvola di sfogo per chi da Chioma debba procedere in direzione Livorno.
«Il 6 febbraio abbiamo presentato la scheda con l’intervento di somma urgenza e con tutti i canali preferenziali del caso per simili situazioni, sapendo che per fare tutto serve molto di più. Quanto? La nostra richiesta è di 1 milione e seicentomila euro». Questa è la stima di ciò che è apparso evidente da ulteriori sopralluoghi. Ma la cifra esatta e definitiva si avrà a chiusura dell’indagine geologica che è già partita, finanziata dalla provincia per guadagnare tempo. Questo, nella speranza che si riesca ad ottenere per intero il finanziamento di un lavoro da intendersi finito e senza aprire altri cantieri nel futuro.
Rispetto ai 500 mila già promessi da Rossi, un bel plus. «Stiamo pensando non solo alla prima rampa o al rettilineo dopo il primo tornante che ha ceduto per metà per qualche decina di metri - riprende Bessi -; non guardiamo quindi solo alla SP9 dopo l’imbocco da Sonnino, ma anche alla parte boschiva che declina verso l’Aurelia. A rischio cedimento, se è vero che la strada più vicina al terrapieno è interdetta al traffico con dei birilli». Non è detto però che i soldi arrivino tutti e subito. Potrebbero arrivare anche grazie a futuri finanziamenti.
QUANDO SI PARTE.
Diciamo che entro fine mese la regione dovrebbe esprimersi. Capire se può intercettare altri fondi in aggiunta ai 500 mila sicuri. Purtroppo non c’è solo la provincia di Livorno a battere cassa a Firenze. Immaginando che Rossi non potrà fare tutto da solo, si cercherà di rastrellare la differenza che serve per toccare 1,6 milioni con fondi straordinari del governo dopo analisi della protezione civile.
«Ci tengo a precisare che puntiamo al colpo grosso - chiude la presidente - per fare un’opera definitiva. Non saprei dire al momento se la cosa sarà possibile. Lo sapremo tuttavia presto». Si morde il freno, si vuole cominciare il prima possibile. «La procedura avviata è quella per arrivare al bersaglio nel più breve tempo possibile. Con i lavori al ponte di Calafuria, riuscire a riaprire in un modo o nell’altro quella strada è fondamentale per non congestionare il traffico e rischiare pericolosi isolamenti. Di tempi non parlo, mi impegno solamente a fare il prima possibile». —
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