Il Tirreno

Livorno

nuovo movimento 

Fondò l’Eaismo, un confronto con i pericoli dell’era atomica

S.F.

Era il 1948 e con lui c’erano altri quattro artisti Pierleoni: «Uomo sempre all’avanguardia che non si tirò mai indietro»

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LIVORNO. Il giorno 3 settembre 1948, alla scuola d’arte Amedeo Modigliani, Voltolino Fontani, Angiolo Sirio Pellegrini, Aldo Neri, Marcello Landi e Guido Favati, gettarono le basi del movimento Eaista. Con queste parole si apre il manifesto dell’Eaismo (era atomica) che intendeva “riportare l’arte a ritingere i supremi valori, cioè ad esprimere con essenzialità e intimità la nostra presenza del mondo”. Nel 2018, l’archivio Fontani, in collaborazione col Comune di Livorno, in occasione del settantesimo anniversario della fondazione del movimento, organizzò un convegno, del quale, poco dopo, furono pubblicati gli atti in elegante volume. Tra i relatori, c’era anche l’esperto Michele Pierleoni. «Voltolino - spiega - era un uomo del ‘900, e di quel secolo portava dentro tutte le inquietudini. L’Eaismo non è altro che l’esigenza di creare un’arte nuova, che si rapporti con un’era nuova. L’era dell’atomica. Dopo le esplosioni atomiche il mondo non fu più lo stesso, e Fontani si interrogava sul senso dell’arte in quel frangente».

Ebbe una grande lungimiranza: «L’energia atomica è sempre di estrema attualità, forse, oggi, l’uomo è più abituato a conviverci. Voltolino visse il presente gettando i ponti verso il futuro, con una capacità, se vogliamo, divinatoria. Aveva capito che quel tremendo atto bellico avrebbe influito nel percorso della storia dell’uomo». Un viaggio, quello del pittore, irrefrenabile, pieno di corsi e ricorsi. «Visse poco, però era un personaggio eccezionale; nel 1937 (aveva appena 17 anni), per esempio, eseguì ‘l’ineluttabile’, quadro dove di livornese non c’è nulla. Una colorazione anonima, una soggettistica che ha dei rimandi al simbolo; in una città in che stava vivendo nel messaggio pittorico di Mario Puccini, lui cambiò le carte in tavola, guardando all’Espressionismo, al nord Europa, curioso e coerente nel suo sperimentarsi. E dieci anni dopo, come detto, fonda l’Eaismo, la ricerca sul nucleare, a cui segue la fase onirica: tutti aspetti che tornano ciclicamente a ripresentarsi nella sua sensibilità». La corrente non condivideva i programmi di altri movimenti quali Futurismo, Cubismo, Fauvismo, Surrealismo, Esistenzialismo, Ermetismo, Astrattismo, Lettrismo, e il Dadaismo, denunciandone le motivazioni per iscritto.

«Fontani - conclude Pierleoni - si confrontò coi temi cogenti del suo periodo, senza mai tirarsi indietro; anzi si pose sempre in prima linea, all’avanguardia. Chissà se avesse avuto più tempo, cosa ancora avrebbe potuto realizzare: pensiamo alla grande traslazione, il suo testamento spirituale. Dimostra la sua volontà di affrontare anche le grandi misure, ove poteva sviluppare i suoi temi in maniera disinvolta». —

S.F.

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