Il Tirreno

Livorno

la storia del “corallium rubrum” 

Dai fondali di Calafuria alla vendita in tutto il mondo

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LIVORNO. I livornesi più giovani probabilmente non lo sanno ma sui fondali di Calafuria cresce uno dei coralli più belli e preziosi del Mediterraneo, il leggendario corallium rubrum, che fin dall'epoca dei Medici aveva fatto di Livorno una delle capitali europee della sua lavorazione e commercializzazione, e che negli ultimi decenni è diventato attrazione per migliaia di ammiratori subacquei provenienti da tutta Italia, affascinati da quel colore quasi unico per il nostro mare e dalla sua capacità di proliferare a profondità incredibili, quindici metri anziché trenta-quaranta come in qualsiasi altra parte della penisola.

Il corallo è ancora lì, e lo sanno bene coloro che si immergono per ammirarlo ma anche coloro - negli anni scorsi ne abbiamo parlato spesso su queste pagine - che hanno tentato di depredarlo.

Non c’è più invece la storica lavorazione del corallo, un’arte andata completamente perduta, ma che aveva fatto grande la città. Una fabbrica - che nel '700 venne visitata anche dal Granduca - era in via dei Riseccoli (oggi via Galilei) e altre erano sparse nel cuore antico di Livorno. Dove l'arte venne importata - è la tesi prevalente, anche se qualcuno avanza l'ipotesi che l'avessero portata alcuni genovesi - dai corallari ebrei espulsi dalla Spagna agli inizi del 1600 che qui poterono trovare facilitazioni fiscali previste dalle leggi medicee del '500 e poi dalle "livornine" offerte a coloro che volevano avviare nuove attività.

Alla fine del '600 i laboratori erano una ventina, tutti gestiti da ebrei. Davano lavoro a centinaia di persone, comprese le orfane della Casa Pia. Perché la lavorazione era in prevalenza fatta da mani femminili, veloci e abili nell'intagliare la materia per scolpire le olivette per le collane e le gocce per gli orecchini .

Attias, Chayes, di Franco erano i nomi di alcuni dei laboratori più importanti appartenenti a famiglie ebree.

Nel '700 la piazza livornese toccò l'apice dei guadagni, c'era chi poteva guadagnare anche 100mila zecchini in un solo anno. Poi il settore cominciò ad attraversare crisi sempre più pesanti anche se nella metà dell'Ottocento la famiglia Lazzara fondò un nuovo laboratorio che ebbe in alcuni periodi fino a un migliaio di dipendenti. Chiuse nel 1957, e con esso scomparve definitivamente quell'attività di raffinato intaglio che si ritrova anche in un anello scolpito per i Medici e oggi conservato al Museo degli Argenti di Firenze. —



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