Il Tirreno

Livorno

L’orgoglio di essere livornese ed europeo un’identità la cui ricchezza è nel pluralismo

Emanuele Rossi* ; *Professore di Diritto costituzionale Scuola superiore Sant’Anna, Pisa
L’orgoglio di essere livornese ed europeo un’identità la cui ricchezza è nel pluralismo

Emanuele Rossi, docente di Diritto costituzionale all’Istituto Sant’Anna racconta il legame speciale tra Ciampi e la sua città d’origine  

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l’intervento

Emanuele Rossi*

“Sono nato a Livorno, sono orgoglioso di essere livornese, toscano, italiano, ma mi sento cittadino europeo”: così il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi amava ripetere, ad indicare le proprie identità ed appartenenze, ma anche la propria fierezza di essere parte di ciascuna delle collettività che esse costituiscono.

A Livorno Carlo Azeglio Ciampi è nato cento anni fa (nel 1920) e si è formato: dalla terza elementare fino al termine del Liceo classico studiò nel vicino Istituto San Francesco Saverio, retto dalla Compagnia di Gesù, diplomandosi (nel 1937) a soli sedici anni. Nello stesso anno vinse il concorso per l’ammissione alla Classe di Lettere della Scuola Normale superiore di Pisa; appena laureato partì per il servizio militare e partecipò alla seconda guerra mondiale prima e alla lotta di resistenza poi, per tornare a Livorno come professore di Lettere Italiane e Latine, nell’anno scolastico 1945-1946, al Liceo Classico "Niccolini e Guerrazzi", che si trova a fianco di questo Teatro, adempiendo così alla missione storica della Scuola Normale di formare insegnanti per la scuola media superiore. Laureatosi anche in Giurisprudenza nell’Università di Pisa (nel 1946), si trasferì successivamente prima a Macerata e poi a Roma, avendo vinto il concorso per l’ammissione alla Banca d’Italia di cui diventerà, come noto, prima Direttore generale e successivamente Governatore, sempre col medesimo spirito di “servizio” nei confronti della comunità.

Come ha rilevato Vittorio Emiliani, “l’uomo di lettere è diventato uomo di numeri”, a ulteriore dimostrazione della naturale fecondità degli studi umanistici come tratto caratteristico della cultura italiana ed europea.

“Lasciai Livorno nel 1951, non per mia volontà bensì per dovere d'ufficio, ma è come se non mi fossi mai staccato da questa terra, di cui ho seguito sempre con passione e partecipazione le vicende, da quelle economiche e sociali, a quelle calcistiche”: così ricordava, con quel tono di leggerezza e di ironia tutto labronico, lo stesso Presidente il 3 maggio 2006, allorché, ricevendo la Canaviglia, visitò per l’ultima volta da Capo dello Stato Livorno, sette anni dopo aver inaugurato, sempre nella nostra città, un itinerario che lo ha portato a incontrare tutte le province italiane, al fine di “esortare gli italiani a sentire ed esprimere con forza la propria identità nazionale”.

Una identità la cui ricchezza è nel pluralismo: per questo Egli indicava per l’Italia la prospettiva di un’alleanza delle autonomie, capace di includere, oltre gli enti territoriali, tutti i soggetti della società civile: in uno spirito di accoglienza che riconosceva aver respirato proprio nella città di Livorno quale “porto di mare, dove approdavano genti diverse”. L’amicizia con il Vescovo Alberto Ablondi e il Rabbino Elio Toaff, maestri di dialogo conosciuti proprio a Livorno, ha certamente rafforzato in lui questa apertura all’altro.

Da Presidente del Consiglio prima, poi da Ministro del Tesoro ed infine da Presidente della Repubblica, C.A. Ciampi ha trasmesso agli italiani e al mondo un profilo di integrità morale assoluta, un senso profondo del ruolo istituzionale ricoperto, la testimonianza che le competenze professionali possono e devono costituire il presupposto per un impegno nelle istituzioni disinteressato e volto alla costruzione del bene comune: Egli ha preso sul serio ed onorato la nostra Costituzione, tanto da considerarla la propria “bibbia civile”, “il testo su cui ho riflettuto in ogni momento difficile”, come amava sottolineare.

E di momenti difficili Ciampi ne ha vissuti molti nei diversi ruoli ricoperti, affrontati con rigore ma anche con lungimiranza, gettando quando necessario il cuore oltre l’ostacolo: come fu allorché, da Ministro del Tesoro e del Bilancio, favorì l’ingresso dell’Italia nella moneta unica europea.

E da Presidente della Repubblica Egli ha interpretato il ruolo con uno stile coerente con la propria storia: non omettendo - quando ritenuto necessario - di intervenire con forza e decisione, ma capace anche di far leva, attraverso la moral suasion, sulla forza persuasiva dell’argomentazione razionale.

Grazie a questo stile di vita e di azione, Ciampi ha trasmesso al mondo l’immagine più positiva dell’Italia ed anche della sua città di origine: ragione per cui Livorno è particolarmente orgogliosa di questo suo figlio.

Ma ci piace anche sottolineare, signor Presidente della Repubblica, che quello stesso stile gli italiani colgono e apprezzano nella Sua persona, grati per il riconosciuto prestigio che con il Suo comportamento assicura all’altissima carica che ricopre, in ideale continuità con l’eredità di Carlo Azeglio Ciampi.

La Sua presenza qui, oggi, ne è testimonianza.

*Professore di Diritto

costituzionale

Scuola superiore

Sant’Anna, Pisa



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