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In 3.500 alloggi arriverà il riscaldamento
Case popolari, per installare gli impianti finanziati 800mila euro: saranno gli stessi inquilini a ricevere i soldi e a fare i lavori
Due milioni di euro, frutto dell’impegno finanziario del Comune di Livorno, di Casalp e della Regione toscana verranno destinati ad interventi tesi ad arginare i problemi dell’emergenza abitativa. Un piano straordinario che ha come obiettivo quello di intervenire sul patrimonio Erp, così come su quello comunale.
«A settembre - spiega l’assessore alle politiche abitative Andrea Raspanti - , con una variazione di bilancio, l’amministrazione stanziò un milione e 200mila euro per l’emergenza abitativa, così distribuiti: 600mila in risposta ai problemi di insalubrità di alcuni tra i tanti alloggi del nostro patrimonio di case popolari, libere e sfitte; 100mila euro per l’adeguamento di alloggi adibiti per persone con disabilità e 500mila euro di interventi che permetteranno di recuperare, dal patrimonio comunale non Erp, case da destinare a chi ne ha bisogno (5 alloggi nel 2020)» . Uno sforzo notevole al quale, oggi, si aggiungono ulteriori 800mila euro. «Seicentomila - prosegue Raspanti - di risorse regionali di cui Casalp è destinatario. In questo senso, abbiamo allestito un bando, per l’istallazione degli impianti di riscaldamento all’interno delle case popolari assegnate, in totale a Livorno ben 3500 ne sono sprovviste. Le famiglie verranno coinvolte direttamente nelle operazioni , compartecipando con una quota ai lavori. Quota che, in seguito, avranno la possibilità di detrarre, per quelle che sono le agevolazioni fiscali attualmente previste. Altri 200mila euro arriveranno invece direttamente da Casalp, a favore delle fasce più deboli».
Il bando, è quindi suddiviso in due sezioni: la prima (i soldi della Regione) destinata ai nuclei familiari con un Isee superiore agli 8mila euro fino a 36mila. In questo caso i soggetti beneficiari riceveranno un contributo in misura percentuale sull’importo del lavoro che andranno ad eseguire. La seconda sezione ( i soldi provenienti da Casalp), è destinata a chi ha un valore Isee fino ad 8mila euro e in questo caso l’intervento sarà realizzato con spese a totale carico della società. I fondi sono tra loro mutuabili: ovvero se in una sezione non si arriva all'esaurimento delle risorse, queste potranno essere usate per soddisfare le domande relative all'altra. «Una vera e propria sfida - afferma Marcello Canovaro, presidente di Casalp - Ci è stato consentito di mettere in campo strumenti innovativi, come questo bando, per la prima volta concepito, in larga parte, come contributo. Perché siamo convinti che, chi ha una stabilità abitativa, debba avere anche la volontà di mantenere al meglio la struttura nel lungo temine».
I lavori dovranno essere gestiti direttamente dall’inquilino (tramite propri tecnici). «Questo è un passaggio fondamentale - continua Canovaro - , che ci permette di velocizzare le procedure. Se avessimo dovuto fare tutto noi, i tempi sarebbero stati troppo lunghi».
Raspanti elogia la bontà di un progetto responsabile, dal quale qualcuno viene escluso a priori. «Legato a questa dinamica dell’auto istallazione, c’è un effetto moltiplicatore, molto positivo. Anche perché ci troviamo di fronte a risorse che, per quanto importanti, sono insufficienti rispetto al fabbisogno generale. La logica è garantire condizioni dignitose, e mantenere un patrimonio, che altrimenti, col passare degli anni, andrebbe incontro ad un degrado ulteriore. Occorre chiedere alle persone un’assunzione di responsabilità: perché chi abita una casa popolare, ha di fatto un gestione un bene pubblico. Altrettanto importante, escludere chi presenta le caratteristiche di morosità colpevole, senza alcun tentativo di porvi rimedio». A questo proposito l’assessore sottolinea con forza un aspetto importante: sono partite le prime diffide per morosità colpevole e Casalp presenta il primo report: alcuni di coloro che hanno ricevuto l’avviso, si sono attivati saldando l'importo dovuto. Altri invece non neppure hanno risposto. «Il messaggio è chiaro - conclude l’assessore -: la diffida deve essere presa sul serio, perché decorsi i termini indicati nella lettera, o si salda, oppure si perde il diritto all’assegnazione». —
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