Il Tirreno

Livorno

Gli amici di Modì scendono dai quadri e vanno a zonzo nella Livorno più bella

Cristiana Grasso
Gli amici di Modì scendono dai quadri e vanno a zonzo nella Livorno più bella

Il bel progetto deI fotografo Andrea Dani: inserire i personaggi ritratti nei dipinti della mostra negli angoli più suggestivi della città  

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LIVORNO.  È andata così: «Mi sono immaginato di entrare al Museo della Città di notte, andare dai personaggi dei quadri di Modigliani e dirgli: “Via, scendete venite con me, vi porto a vedere le cose belle di Livorno, voi siete di Parigi e qui non ci siete mani stati di sicuro... E poi ho immaginato di riportarli tutti indietro e che, elettrizzati da questa avventura, mi ringraziavano». Andrea Dani, 50 anni e quella passione per la fotografia che è esplosa una decina di anni fa e che lo sta facendo conoscere in tutto il mondo, è un cacciatore di immagini ma anche di storie. Non per niente anche quando girava video e filmini, dai tempi degli ultimi super 8 alle telecamere più moderne, al girato dava sempre uin senso, un “copione”. E poi la pittura, altra sua passione, «perché sì da giovane volevo diventare pittore, ora mi limito a cercare di conoscere il più possibile artisti e opere». Metti insieme tutti questi talenti - più l’amore per Livorno che lo ha portato al progetto LIVorNOTt che è anche una frequentatissima pagina Facebook (gioca sul nome della città e sulle parole vivere o non vivere) e che ormai conta migliaia e migliaia di foto in cui Dani coglie i segreti della città - ed ecco il bellissimo viaggio “Modì-Dani”. Ossia i personaggi dei ritratti in mostra inseriti dentro gli scatti più belli del suo sconfinato archivio. La bambina in azzurro allo scoglio della Regina, Costant Lepoutre davantoi al Goldoni, Jeanne sugli Scali Bettarini, Elvira alla Terrazza Mascagni.

Come le è venuta l’idea di sparpagliare per Livorno gli amici di Modigliani?
«Ho visitato la mostra, la parte dei ritratti in particolare mi ha molto colpito. Così sono tornato lì più di una volta, ho osservato con attenzione gli sguardi di quei personaggi. E mi è sembrato che chiedessero proprio questo, di fare una passeggiata per vedere cosa c’era intorno. Poi mi ha ispirato anche un altro progetto, quello del mio amico fotografo Fabrizio Razzauti. Con “Modiglianizzati” fa fotoritratti ritoccati in stile Modigliani, con i colli lunghi, i tratti un po’ stilizzati».

Lei è un fotografo “puro”, che anche se lavora con il digitale si limita al “singolo scatto” come lavorasse su pellicola, non manipola le foto. Qui invece ha dovuto scendere a compromessi con il fotomontaggio...
«Sì, non potevo fare altrimenti. Però non si tratta di un semplice fotomontaggio perché ho cercato di ritoccare leggermente i personaggi per renderli leggermente più realistici e ho lavorato molto per trovare le foto giuste. In archivio ne ho cirtca 30mila...».

Trentamila foto di Livorno? Da quando lavora al progetto LIVorNOT?
«Da una decina di anni. Prima un blog, poi la pagina Facebook. Decisi di pubblicare uno scatto al giorno, una foto di Livorno in uno dei suoi mille momenti, in uno dei suoi tanti bellissimi luoghi. Piano piano sono arrivato ad avere un consenso incredibile, hanno cominciato a chiamarmi per le mostre, per comprare le stampe, anche solo per congratularsi. Per me una soddisfazione incredibile. Ora per esempio ho una mostra intitolata “NxC non per caso” in via Cairoli, alla sede delle Assicurazioni Generali».

Una famiglia, moglie e due figli ancora piccoli, e il suo lavoro “fisso”, quello di geometra. Come trova il tempo per fare fotografie a questo livello?
«La passione mi aiuta. Certo non è facile. Considerando che grazie a questo mio amore per Livorno e alla convinzione che ho che la città vada raccontata, da qualche anno lavoro per Effetto Venezia e per altre manifestazioni cittadine. Tengo negli spazi di Extra Factory, in piazza della Repubblica, anche dei corsi di fotografia, mi preme soprattutto insegnare a guardare, osservare».

La professione di geometra come mischia con il suo talento artistico, con la sua creatività?
«È una professione che ha più rapporti con l’arte di quanto si possa immaginare. E comunque rispetto alla fotografia mi ha dato strumenti in più rispetto allo sguardo sulle proporzioni, sulle prospettive, sugli spazi».

Da livornese “militante” nell’impegno per promuovere e far conoscere la bellezza della nostra città lei vede in giro una sorta di “effetto Modigliani”?
«Sì, eccome. La mostra, oltre ad aver richiamato gente da fuori e aver portato le immagini di Livorno oltre i confini cittadini, ha proprio risvegliato nei livornesi una curiosità, un interesse verso la città. Hanno cominciato a vederla con altri occhi. Lo stesso per Modigliani, finalmente sentito come nostro. E quella vena artistica e creativa che fa parte del nostro dna è venuta fuori con le tante iniziative collaterali, con le idee ispirate a Modì, da quella appunto del mio amico che si è inventato “Modiglianizzati” al contest fotografico legato ai biscotti di Modigliani, insomma credo che per Livorno sia davvero un evento che fa crescere. Ha risvegliato il lato artistico della città ed è un bene perché c’è un grande movimento nel sottobosco, come al tempo macchiaioli, tantissimi bravi e giovani pittori.Insomma Modigliani sembra tornato, tanti anni dopo la sua “fuga”, per ri-conoscere Livorno, insieme ai suoi concittadini».

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