Italia
Giusti: «Discoteca in parrocchia, da ragazzo ci andavo anch’io»
LIVORNO. È singolare ascoltare un vescovo che racconta di quando «da ragazzo andavo insieme a miei amici nelle discoteche della Versilia». Ed è curioso sentirlo auspicare di continuare la sperimentazione di «una discoteca in parrocchia per dare ai nostri ragazzi l’opportunità di divertirsi ma in modo sano». Un’idea per il futuro ma intanto un assaggio c’è già stato, lo dice monsignor Simone Giusti nell’incontro degli auguri in casa Caritas: nel nuovo complesso parrocchiale di Borgo di Magrignano – spiega – festa e pianobar dopo la “Scuola della Parola”, un round di riflessioni bibliche «al quale hanno partecipato 150 giovani». Giusti strizza l’occhio alla vicesindaca Monica Mannucci e all’assessore Andrea Raspanti: «Vedremo cosa riusciremo a fare, certo se il Comune sistemasse la strada o facesse il ponte per collegarci al quartiere». Intanto, butta lì l’ipotesi di proporre al Comune di dar vita in tandem a un centro giovanile che «educhi ai valori e a fare esperienza di impegno attivo».
La suggestione della “catto-discoteca” o del polo di aggregazione “valoriale” salta fuori nel bel mezzo di una lunga tirata del presule relativamente a un altro dei suoi chiodi fissi: far arrivare “sani” i giovani fino all’ingresso nell’età adulta, poi ci penseranno le urgenze della vita e i vari obblighi sociali a tenerli in carreggiata.
“Sani” significa fuori da alcol e droga: dietro l’ “ideologia dello sballo” – sbotta – «c’è l’industria del euforia consumistica» che ha sulla coscienza i tanti morti del sabato sera. A suo giudizio, lo “sballo” è la risposta al “mal di noia” che assedia le esistenze di tanti ragazzi e ragazze che «hanno tutto quel che c’è da comprare ma non hanno quel che non si compra». Ecco che Giusti tira fuori qualche fotogramma dal proprio album: da un lato, i whatsapp delle forze dell’ordine per segnalargli di volta in volta i blitz contro il narcotraffico; dall’altra, le tragedie personali di genitori schiantati dal figlio «suicida per noia».
Giusti chiede un sussulto di reattività «al sistema educativo tutto quanto, comprese le nostre scuole paritarie». Lo dice ricordando il consiglio di don Armando Zappolini, prete-coraggio nella trincea del disagio: «Si parte dalle cose da nulla».
È un aspetto che ribadisce anche la vicesindaca Mannucci: «Talvolta è utile fare attenzione anche a interventi “micro” che però dànno la forza di rimettersi in gioco». E aggiunge: «Ho trovato una città molto sola che continua a sentirsi in affanno e chiede aiuto: è importante che la Caritas sappia ascoltare i bisogni». —
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