Da Tangentopoli agli scandali livornesi, in pensione il finanziere più anziano d’Italia
Livorno, Fabrizio Biondi giovedì 7 novembre ha indossato la divisa per l’ultima volta: «La mia vita come un film di spionaggio. E poi lo sport...»
LIVORNO. Fabrizio Biondi «uno dei migliori investigatori delle Fiamme Gialle degli ultimi 50 anni» è andato in congedo. Migliore definizione, per tracciare un profilo professionale della carriera militare non poteva essere fatto. Perché arriva dal comandante del nucleo economico di Livorno Gabriele Baron. Sessantacinque anni compiuti ieri, per lui è suonata la campana dei 43 trascorsi nel corpo e l’età massima per il servizio attivo, col grado di luogotenente “cariche speciali” e il vanto di finanziere anagraficamente più anziano d’Italia. Livornese, nato alla Guglia, poi per un periodo residente a Montenero e poi nel quartiere Stazione.
Un trascorso sportivo importante nell’Unione Canottieri Livornesi, sotto i cui colori rappresentò l’Italia alle Olimpiadi di Montreal del’76, anno in cui, poco dopo si arruolò continuando a togliersi soddisfazioni anche nel remo. Grandi doti da investigatore, i suoi superiori capirono subito di quale stoffa fosse dotato. Assegnato al nucleo di polizia tributaria di Genova a svolgere delicate indagini nel contrasto ai traffici illeciti, alla criminalità economica e alla corruzione. Nel 1994, è stato il fondatore della “sezione investigativa” del Nucleo di polizia tributaria di Livorno e, nel corso di oltre 25 anni, ha operato a stretto contatto con la magistratura, svolgendo e coordinando importanti indagini, rappresentando un punto di riferimento per centinaia di colleghi che, nel tempo, hanno lavorato al suo fianco, apprezzandone le doti professionali e l’umanità.
La sua lente d’ingrandimento fu decisiva a fine anni’80 con le “carceri d’oro” finite con l’incriminazione degli allora ministri Nicolazzi e Darida, o nel’94 con Tangentopoli, e le indagini della pista genovese, inquisitore all’interno della Finanza. Tante le operazioni alle quali Biondi è stato protagonista a Livorno. Risulta attivo in tutte le principali operazioni del passato riguardanti gli ambienti istituzionali. Come le micro spie in Comune nel 2003 per le Cooperative Bianche stando rinchiuso in uno sgabuzzino da 80 centimetri quadrati per decine di ore «non avendo spazio nemmeno per sedere, una vita come un film di spionaggio», oppure per i “terreni d’oro”. Esemplare carriera, nel 2013 è stato insignito dal Capo dello Stato dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Festeggiamenti per lui ieri alla caserma Santini. Dove è stato proiettato anche un filmato pescato dalla teca Rai, in cui c’è un Biondi giovane canottiere è commentato da “bisteccone” Galeazzi.
«Biondi è un monumento e per me è stato un onore averlo avuto fra i miei uomini – dice Baron – ha fatto pulizia anche nella pubblica amministrazione. E chi mi ha preceduto nel mio ruolo, ha mandato i saluti sentiti, confermando di non aver mai trovato uno come lui. Persona capace di relazionarsi con una umiltà incredibile». Biondi, poco aggiunge. E guardando il lato sportivo, dice: «Campione italiano singolo, doppio e col quattro e per un totale di 8 titoli, due coppe Europa, e un bronzo ai Giochi del Mediterraneo. Un rammarico? Non aver fatto Mosca’80, ai tempi del boicottaggio. Per un militare non era possibile andare. Fiero di far parte della storia dell’UCL dal’70 fino all’arruolamento, allenato da Raveggi e Kaminsky ed essere stato un livornese a Montreal con gli altri livornesi Ferrini, Lepori e Puccetti. Ora farò il nonno di Niccolò e Alessandro e tanto sport. Non mi annoierò, insomma».
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