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Fra gli eventi clou c’è il convegno internazionale
Organizzato dal Comune insieme a Marc Restellini racconta della formazione ebraica di Modì
LIVORNO. Tra le iniziative che faranno da contorno alla mostra, ce n’è una alla quale l’amministrazione Salvetti tiene particolarmente. L’organizzazione, insieme a Marc Restellini, di un convegno internazionale, con tema: la formazione di Amedeo Modigliani, un giovane intellettuale ebreo sefardita, nella Livorno di quegli anni. «La città – spiega Simone Lenzi – ha avuto una straordinaria tradizione cabalistica, per esempio, e quindi una tradizione di ebraismo progressista. Il convegno cercherà di far luce su tutti questi temi, e in tal senso abbiamo aperto un dialogo con la comunità ebraica livornese. Già nel nostro programma elettorale c’era un piccolo passaggio, sulla sua valorizzazione, e questa è una di quelle occasioni in cui possiamo mettere in pratica l’intenzione».
Soddisfazione anche nelle parole di Matteo Giunti, presidente dell’associazione “Livorno delle nazioni”. «Io sono estremamente fiero, perché Modigliani fa parte della comunità ebraica livornese, che solo oggi chiamiamo comunità, ma un tempo si chiamava nazione ebraica. Che è di fatto la nazione fondante di Livorno». E prosegue: «C’è un altro elemento che nessuno ha ricordato, e tengo a sottolinearlo. Il 29 novembre sarà il centunesimo anniversario dalla nascita di Jeanne Modigliani, la figlia di Amedeo, scomparsa nel 1984. E penso che lei avrebbe desiderato tantissimo vedere suo padre tornare a casa». Giunti racconta un suo sogno: «Tra gli scopi della nostra associazione, ci sarebbe dare spazio, e aprire al pubblico, tutti quei beni culturali delle nazioni che sono possibili da visitare. In primis l’antico cimitero inglese di via Verdi, che è il simbolo assoluto del cosmopolitismo e della tolleranza di questa città». C’è anche il direttore d’orchestra Mario Menicagli. «Stamattina ho provato una grande emozione a vedere la piazza logo pio nella nuova veste, quella dell’accoglienza. Una situazione che noi livornesi fino adesso non abbiamo mai conosciuto. Sembra quasi di essere altrove».
«Non sono un grande esperto d’arte – sottolinea – ma in casa mia si è sempre respirata una corrente pittorica, essendo mio stretto parente Gianfranco Ferroni, uno dei maggiori pittori del ‘900. A Modigliani ho intitolato un’associazione musicale, perché lui è una di quelle cose che ci rendono orgogliosi di essere livornesi». Tanti gli eventi collaterali, che verranno presentati nei prossimi giorni alla stampa, segnaliamo le “stanze di Amedeo”, performance diretta da Emanuele Barresi, che avrà luogo negli spazi della casa natale di via Roma 38, tutti i fine settimana, a partire dal 15 novembre, per l’intera durata della mostra: Paola Bargagna, Alessia Cespuglio, Elena De Carolis, Tiziana Foresti, Elisa Franchi, Francesca Gamba, Silvia Lemmi, Chiara Marchetti le protagoniste femminili, che interpretaranno le donne che hanno gravitato nel mondo di Dedo. Un’altra circostanza da sottolineare, domani sera alle 17.30 a Tagaruz (via Ernesto Rossi): un incontro dal titolo “Modigliani: fine della maledizione”?»
«A distanza di 35 anni – si legge in una nota a margine – Livorno si rimette alla prova con una nuova mostra su Modigliani. Quanto è cambiato dal 1984? I livornesi possono finalmente sentirsi liberi dalla maledizione di Modigliani che colpisce chi vuol speculare su di lui? In una città in cui, proprio a partire dagli anni '80, la globalizzazione ha stravolto la composizione della sua forza lavoro spingendola verso il terziario deprofessionalizzato, la Cultura insieme al turismo sono viste oggi come un’occasione di rilancio. Ma com’è messa Livorno su questo piano? Daniele Cerrai, autore di "Grigio Modì" (Round Robin editrice) e Marco Bruciati (operatore culturale, consigliere comunale) mettono 1984 e 2019 a confronto e si interrogano se non siamo ancora a livelli di burla. Solo alcune proposte. —
Simone Fulciniti
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