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La spinta di mister Sottil «Ecco come battere il Pisa»

Fabrizio Pucci
La spinta di mister Sottil «Ecco come battere il Pisa»

I consigli del tecnico che due anni fa ha regalato l’ultima vittoria agli amaranto «La partita del ritorno è chiusa nel mio cuore, peccato per il ko all’Arena»

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«Il derby è la vostra partita. Quella che viene vissuta dalla città per un anno intero. L’attesa, l’adrenalina che l’accompagna, il pathos. Si respira tutto questo a Livorno in queste ore». Parole e musica di Andrea Sottil, allenatore che il 14 aprile 2018 ha vinto il derby – l’ultimo della lunga serie – e poi il campionato di Serie C.

«Quel giorno che non dimenticherò mai facemmo tutto: battemmo i nerazzurri nello scontro diretto che valeva la B, il Siena perse ad Arezzo e tornammo primi in classifica. Fu la svolta».

Sottil, due derby. Uno perso là, uno vinto qua.

«Il secondo è chiuso dentro il mio cuore. Ero tornato il martedì, richiamato dopo essere stato esonerato qualche settimana prima. Al Coni di Tirrenia c’era contestazione. Noi fummo bravi a ricompattarci. E vi assicuro che non era per niente facile».

Parliamo dei due suoi derby. Perché perdeste e perché vinceste?

«A Pisa giocammo una buona partita. Nel finale ci fu pure annullato il regolarissimo gol del pari segnato da Doumbia. Però il fatto è che eravamo arrivati troppo carichi. Scendemmo in campo in over training e questo scombussolò i nostri piani» .

In sostanza siete arrivati molli sul campo?

«Molli no, ma meno sereni e lucidi rispetto ad altre occasioni. Ricordo tutto di quel giorno. La marea di motorini che ci accompagnarono per un tratto di strada. Noi che arrivammo tardi allo stadio. e ce la prendemmo pure con la scorta. Sì, anche a ripensarci oggi a quasi due anni di distanza, posso dire che eravamo troppo carichi. E quando ti approcci alla partita in quel modo rischi di sbiellare. Nonostante questo avremmo meritato il pareggio».

E invece il giorno perfetto del 14 aprile 2018?

«In settimana avevo rivisto i ragazzi pimpanti. Le sensazioni migliori, però le ebbi la mattina della partita. I ragazzi erano sorridenti. Sereni. C’era il giusto mix tra concentrazione feroce e tranquillità, consapevolezza della nostra forza. Ai miei collaboratori dissi: ci siamo. Ero sicuro di vincere. Avevo visto quella sana spregiudicatezza che ci avrebbe condotto al successo».

In quel gruppo c’era qualcuno fin troppo agitato e altri più rilassati?

«Perico fece un partitone. Eppure al mattino era uno dei giocatori meno tesi. Mazzoni, invece, livornese verace, sentiva moltissimo la partita. Se la sentiva addosso. Ci parlavo in continuazione. Anche lui però fu bravo a gestire le emozioni. Giocò in modo impeccabile, straordinario come tutta la squadra. Che emozioni! Stadio pieno, la vittoria. Sì. Fu davvero il giorno perfetto. Eravamo un tutt’uno con i nostri tifosi. Come fai a scordarti certe cose?»

Il segreto quindi è quello di stemperare la tensione?

«Proprio così. Arrivare troppo carichi alla madre di tutte le partite è controproducente».

E la fuga per la vittoria di Doumbia?

«Già. E il raddoppio di Vantaggiato da un metro. Lasciate stare. Mi si accappona la pelle anche adesso».

Oggi il Livorno parte sfavorito. Partita da X2?

«Ma no. È vero che gli amaranto non stanno andando bene e che la classifica è quella che è, ma queste non sono mica partite da regular season. Sono sfide nella quali si azzera tutto: valori, punti in classifica, scorie mentali lasciate dalle precedenti partite. Il Livorno se la gioca, questa partita, eccome. Non ho dubbi su questo».

Gonnelli, Luci, Gasbarro, Murilo, sono ancora qui. Che sms manderebbe?

«A loro e anche ai compagni di squadra scriverei quello che ripetevo sempre nello spogliatoio amaranto: “noi siamo il Livorno e non dobbiamo preoccuparci degli altri. Noi siamo il Livorno e abbiamo una precisa identità. Noi siamo il Livorno e questa è la nostra forza. Dobbiamo fare una cosa, giocare da Livorno». —

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