Amico di Cezanne e artista di grande calibro ora la città lo ricorda con due giorni di eventi
Il programma delle iniziative in ricordo di Alfredo Muller in occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita
la presentazione
SIMONE FULCINITI
In occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita, Livorno ricorda il pittore ed incisore Alfredo Muller, artista di grande spessore che, prima di Modigliani, trovò la sua dimensione a Parigi; e strinse brillanti amicizie con fuoriclasse del calibro di Paul Cezanne. Due giornate di eventi dedicate alla sua memoria: il 22 ottobre (alle 11,30), l’inaugurazione della targa commemorativa sulla casa natale in via Cecconi 17, e (alle 18), la presentazione del libro ‘Alfredo Muller, una storia livornese’ al museo civico Giovanni Fattori. Il 23 (alle 18.00) un viaggio alla scoperta delle sue ‘variazioni mascherate’, alla galleria 800/900 art studio di via Roma 63, dove per l’occasione verranno esposte riproduzioni fedeli delle famose ‘Arlecchinate’. «L’identità di Muller - spiega Simone Lenzi, assessore alla cultura - ci mostra molto bene il cosmopolitismo di Livorno. La pubblicazione a lui dedicata, che ne rintraccia la genealogia, scopre vicende notevoli: nel leggerla ci si rende conto di come la città avesse relazioni di parentela con tutto il mondo. E credo che questo debba essere uno dei punti di forza dai quali ripartire in chiave futura». Lenzi sottolinea le analogie col più noto Modì. «Anche Muller ebbe contrasti con la piazza livornese, fu visto come filo francese e quindi osteggiato, dall’ambiente tradizionale, il mondo dell’arte labronico». Muller testimonia inoltra la crisi comica di una città che sta cambiando. «Quando venne meno il porto franco - prosegue l’assessore -, Livorno perse la sua fortuna, e cercò in qualche di reinventarsi smarrendo purtroppo la vocazione storica di città delle nazioni».
L’iniziativa è stata portata avanti da due associazioni: una francese, ‘Les amis d’Alfredo Muller’, presieduta da Helene Koehl, e una labronica ‘Livorno delle Nazioni’, con Matteo Giunti in prima fila. “«Muller - racconta Giunti - visse in pieno il cambiamento di Livorno, e ne soffrì le conseguenze: con la famiglia, dal punto di vista commerciale, in prima persona, da quello culturale. Quando tornò in città, portando l’esperienza artistica parigina, venne mal capito, da coloro che, ormai da cinquant’anni, dipingevano in un certa maniera». C’è anche un aneddoto interessante. "Modigliani quando viaggiava, tendeva a trattarsi un po’ da ricco , specie i primi giorni. E quando arrivò a Parigi, si fermò all’hotel Malesherbes, gestito dai genitori di Muller, che in Francia erano ripartiti commercialmente ed economicamente: un posto familiare, un albergo gestito da livornesi». Si annota un piccolo ritardo con le autorizzazioni per l’affissione della targa, peraltro accolta benissimo dagli abitanti del palazzo coinvolto. «Abbiamo atteso lungamente il sì della sovrintendenza - conclude Lenzi - poi quello della prefettura e sul momento stiamo aspettando l'ok della deputazione di storia patria a Firenze. Un regio decreto, proforma ma necessario. Siamo certi che i tempi saranno rispettati, ad ogni modo, nel caso, interverremo per fare in modo che tutto possa svolgersi regolarmente». —
