Il Tirreno

Livorno

il racconto di carlo pepi 

Quando Amedeo chiese a Fattori cosa non andasse nel suo ritratto

S.F.

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LIVORNO. Anche Carlo Pepi, si sofferma su questa fase decisiva per la svolta artistica di Modigliani. «Micheli, lo immagino piuttosto ottuso - afferma il collezionista -, sa creare solamente pittura figurativa. Infatti quando Amedeo realizza il suo paesaggio, interpretandolo, lui lo rimprovera, non gli piace come si muove il ragazzo. Perché è diverso, concepisce cose differenti. Mentre invece lo capisce immediatamente Fattori, il quale, appena vede il suo quadro, che lo distingue dalla massa, ne intuisce le potenzialità. Modigliani da quel paesaggio toglie la vegetazione, sostituisce il sole cocente con una nebbia in stile val padana. Questa è l’arte: interpretare».

Pepi racconta l’aneddoto di platino: il consiglio che spinge il giovane Dedo al successo. «Un giorno Modigliani mostra al Fattori il suo ritratto del figlio di Micheli, che sembra una fotografia in bianco e nero. Il vecchio pittore si raggela e va via, senza dire una parola. Dedo ci resta di sasso, non capisce, crede di aver fatto un buon lavoro. La reazione di Fattori lo sconvolge. Una giornata intera a interrogarsi sul perché di quel comportamento. Sapendo che quella sera il Micheli organizza una cena con tutti gli allievi più grandi, ed è presente anche Fattori, decide di presentarsi per chiedere spiegazioni. Una corsa verso villa Baciocchi (che da via Roma dista poche decine di metri), poi entra sfruttando il fatto che, a quel tempo, le porte restano aperte, e si presenta davanti a Fattori affannato, tutto rosso in volto: “Maestro, ma per quale motivo non ha detto una parola sul mio disegno questa mattina?”. Il vecchio lo guarda, e gli fa un cenno bonario: ‘Mettiti a sedere, tu hai dei numeri. Noi due ci intenderemo”. Allora accende il sigaro e comincia a parlare. “Vedi ragazzo, tu hai fatto quel paesaggio che al Micheli non piace ed invece a me è piaciuto subito, moltissimo. In quella circostanza sei stato te stesso, andando in tasca a tutti i canoni. Non hai seguito la strada dei tuoi colleghi, quella indicata dall'insegnante. Sei stato te stesso. Hai capito cos’è l’arte, ovvero genialità, è invenzione, è andare oltre il vero. Poi, per farmi vedere quanto sei bravo, mi presenti un ritratto che sembra una fotografia. Questo ti pone in contraddizione con te stesso. Nel paesaggio interpreti e nel ritratto invece fai il virtuoso, il mestierante. A Firenze in accademia, ho allievi su allievi che possono rifare alla perfezione quello che hai fatto tu. Non saranno mai nessuno. Devi interpretare anche nel ritratto”».

È proprio in quel momento che nasce il grande Modigliani, da quella preziosa lezione improvvisata al tavolino. «E Amedeo - conclude Pepi - se ne va pensieroso. Smette per un po’ di dipingere, visita musei, si informa, studia, allarga il suo raggio d’azione. E quando riprende il pennello, interpreta. Trova una formula che lo rende unico in tutta la storia dell’arte universale».

S.F.



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