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«Dalle navi kolossal non si torna indietro»
«Gli unici sistemi portuali che possono uscire vincenti dalle sfide della compezione globale sono quelli che sapranno connettersi a mercati “inland” sempre più distanti e che potranno disporre di fondali e banchine in grado di accogliere navi che oggi toccano solo pochissimi scali. Se non ne prendiamo consapevolezza, non andremo da nessuna parte». A dirlo è Daniele Testi, direttore marketing di Contship Italia, in una intervista a Port News, la rivista dell’Authority.
Il dirigente di questo grande operatore privato (in passato socio della Compagnia portuale nel terminal Tdt) sottolinea come il gigantismo navale non sia un processo reversibile: «Potremmo chiamarlo la nuova normalità, perché è un trend ormai consolidato dal 2009, da quando, cioè, gli operatori hanno iniziato a rispondere alle crisi ricercando economie di scala significative». E chi non si adegua? «Il rischio, oggi, sempre più concreto per molte realtà – afferma – è quello di rimanere tagliati fuori dai servizi intercontinentali».
Testi cita gli studi di Drewry per segnalare che nel 2020 la capacità mondiale di stiva aumenterà di 660mila teu con 28 navi da oltre 18mila teu. Anche il Mediterraneo – avverte – sarà solcato da navi sempre più grandi». —
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