Il Tirreno

Livorno

Governo romano Pd-M5S? Anche nella Livorno ex grillina non è più un tabù

Juna Goti
Governo romano Pd-M5S? Anche nella Livorno ex grillina non è più un tabù

Viaggio nel popolo Dem tra i tavoli e gli stand della Festa dell’Unità: dubbi, imbarazzi e aperture della città anti-Lega che ha salutato i 5 Stelle

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LIVORNO. Diciamolo subito: quando si pronunciano le parole “5 Stelle”, tra i fornelli e gli stand della Festa dell’Unità non fanno i salti di gioia. Di fronte all’ipotesi sempre più concreta di un governo nazionale a braccetto con il Movimento (e non solo), nella base Dem della Livorno ex grillina gli imbarazzi si respirano tutti. Ma le risposte che saltano fuori da volontari e dirigenti raccontano anche altro: raccontano che il tabù sta crollando. E ciò che fino a un anno fa, in piena campagna anti-Nogarin, sembrava impossibile, oggi potrebbe anche stare in piedi.

Sarah Gherarducci, una di quelle che si danno più da fare nell’organizzazione della festa in riva al mare, la dice così: «Io mi auguro che l’Italia non cada nel baratro, sono una commerciante, lo spauracchio in questo momento è l’aumento dell’Iva. Un nuovo governo anche con il M5S? Se è per il bene del Paese sì. Se il fine ultimo è lo stesso, tanti orgogli personali si possono abbattere».

Francesca Pritoni, ingegnera appena entrata nella segreteria del partito, è anche più esplicita: «Mi auguro che a Roma si faccia un governo allargato con i 5 Stelle. Andare al voto oggi creerebbe danni alla comunità». E dopo avere invitato a distinguere tra locale e nazionale: «I pentastellati hanno dimostrato di non saper governare, hanno fallito a Livorno come al governo con la Lega. Ma il loro è un movimento eterogeneo che ha dentro anche persone e idee valide, non è un movimento appiattito sulla propaganda e troglodita come la Lega. Si dovrebbe governare sui temi e adesso non ci potrebbero fare la lezione o la morale su niente...».

In un caldissimo mercoledì di fine agosto, mentre a Roma Nicola Zingaretti apre a un governo allargato e snocciola i cinque punti per trattare, anche uno dei più battaglieri come il neo consigliere comunale Piero Tomei, dipendente Svs, a sorpresa, con tutti i se e i ma del caso, non chiude le porte: «Mi auguro che il presidente della Repubblica trovi una maggioranza parlamentare per un governo che tiri fuori l’Italia dai rancori. Governare con il M5S? Mi spaventa fino a un certo punto, se non si fa populismo, se gli obiettivi sono precisi e si fa il bene della comunità, possono non esserci problemi». «Del resto – la chiude con una battuta – la politica è il mestiere di trovare soluzioni anche quando non ci sono».

Scuote la testa, invece, da dietro il bancone del ristorante uno dei volontari storici, Massimo Paoletti, che mette subito in chiaro di avere preso la prima tessera del partito comunista nel 1973: «Bisogna andare a votare, deve essere il popolo a decidere». I 5 Stelle? Alza il sopracciglio: «Non ci rompano tanto le scatole. E semmai devono essere loro a venire da noi». Vicino a lui Clara Carpignani pela le patate già di prima mattina. Reagisce così di fronte al bivio votare subito o governo anche con gli stellati: «Dé, è un lavorone, di istinto direi di andare a votare, però...». «Con i 5 Stelle metterei subito dei paletti, tanti. Intanto niente Conte bis, poi ci vuole un programma chiaro che devono rispettare. Comunque non bisogna avere paura di votare: se ci sono le condizioni per un governo ok, sennò niente». Poi si ferma e mette a fuoco lo sguardo: «Ma a Livorno e in Toscana con i grillini no eh, abbiamo già visto...». —
 

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