Italia
Salvetti: «Sgomberare la Cigna? Dateci tempo»
La proprietà chiede l’esecuzione dell’ordinanza del Tribunale e il Comune replica: «Non ci sono soluzioni alternative»
LIVORNO. Tutto comincia giovedi (o ricomincia) con un comunicato a firma di Asia Usb sull’imminente sgombero della Torre della Cigna di proprietà della società San Teodoro, a seguito dell’ordinanza emessa dal Tribunale di Livorno. In realtà non è la prima che arriva. Perché il 10 gennaio 2016, un ufficiale giudiziario notificò l’ordinanza di sgombero il cui ultimo termine fu spostato poi al 21 gennaio 2017. Un limite che fu fissato per permettere che l’asta di quattro giorni dopo non andasse deserta per la ventitreesima volta. Dove nessuno sembra voler comprare un immobile di 19 piani, su una base partita da 30 milioni nel 2007 e già scesa a 3,5. L’altro ieri si è tenuta una riunione del Cosp (comitato di ordine e sicurezza pubblica) che ha visto al tavolo i rappresentanti della società proprietaria, del Prefetto, del presidente vicario del Tribunale ma anche con il sindaco e l’assessore al sociale Andrea Raspanti. Asia Usb pone l’attenzione sulle persone che ci abitano . «Famiglie che hanno subito uno sfratto dopo aver perso lavoro durante la crisi, prendendosi cura di quella struttura avviando un percorso di dialogo con le istituzioni e che ha portato negli ultimi tre anni a un dimezzamento degli occupanti.Alla Torre vivono ancora circa 110 persone tra cui oltre 30 minori e diversi anziani con problemi di salute. Un’azione di forza oggi, interromperebbe bruscamente questo percorso virtuoso avviato con la scorsa amministrazione e che sta proseguendo con quella attuale. Significherebbe non affrontare i problemi ma produrne altri peggiori e difficilmente gestibili».
Anche palazzo civico prende la sua posizione. Luca Salvetti è chiaro. «Le forze dell’ordine sono consapevoli che si apre una partita molto difficile anche per loro . Non si può andar lì con i carri armati. Purtroppo, il Comune sta subendo questa situazione. Quella delle occupazioni è una emergenza che si trascina da anni, noi la stiamo affrontando con intelligenza ma anche con gradualità. Il primo passaggio per noi era ed è “la Chiccaia” e già nel precedente Cosp avevamo chiesto di non aggiungere altra carne al fuoco. Altrimentinon saremmo stati in grado di sostenere l’emergenza e il sostengo alle famiglie». Il sindaco accusa il colpo arrivato come un pugno allo stomaco. Per Salvetti la macchina si rimise in moto dopo un sopralluogo dei VV.F. che rilevava del pericolo non immediato sulla facciata, anche se bisognava intervenire il prima possibile. Dopo quella relazione, Filippo Nogarin intimò i proprietari di occuparsi degli interventi di messa in sicurezza che riguardavano alla fine qualche piastrella della facciata che si staccava e un vetro che dava problemi. Teodora, ha preso lo spunto per far partire la richiesta di sgombero. E il giudice si è pronunciato, dando esecuzione all’istanza. Ora ci troviamo con una bomba a orologeria innescata .Sotto l’aspetto dell’assistenza e la ricerca di soluzioni temporanee non siamo nelle condizioni di reggere questa situazione che si aggiunge a quella già in essere». Salvetti non nasconde alcuni momenti di frizione registrati con i rappresentanti di San Teodoro. «Il sottoscritto con l’assessore Raspanti, ha detto che si pensa solo a salvaguardare un interesse privato del tutto legittimo, ma che attualmente va contro l’equilibrio pubblico di Livorno. Anticipando i tempi il più possibile, si mette in ginocchio il sistema di una intera città, non fornendo risposte positive alle persone che attualmente abitano la Torre. Il processo già avviato segue la graduale diminuzione di persone all’interno della Torre. Perché, nel frattempo, alcune famiglie sono nelle graduatorie del’Erp (ente residenziale pubblico) e si vedono assegnato l’appartamento. Ccol tempo possiamo fare azione efficaci. Così, andiamo in difficoltà». La proprietà ha invitato le autorità ad andare avanti con l’istanza. «L’unica cosa che interessa è sgombrare l’immobile - chiude Salvetti - . E’ chiaro che prima è vuoto, prima eventualmente lo vendono. Capisco perfettamente l’esigenza, ma chiederei solo un po’ di umanità e un po’ più di tempo». —
Flavio Lombardi
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