Il presidio
Da Prato a Guasticce: quando fare il pane non basta per campare
Manifestazione ieri alla Coop dei lavoratori pachistani Richiamo ai diritti e invito al rispetto del codice etico
PRATO. La “guerra del pane” è iniziata l’anno scorso di questi tempi e ancora non se ne vede la fine. Ieri pomeriggio il campo di una battaglia stavolta incruenta, nonostante un massiccio schieramento della polizia, è stato l’ingresso del supermercato Coop al Parco Prato.
Una trentina di operai pachistani del Panificio Toscano, organizzati dal sindacato Si Cobas, sono da dieci giorni in presidio permanente davanti all’azienda di via Onorio Vannucchi, ma ieri sono tornati davanti alla Coop perché è quello per loro il bersaglio grosso. Il Panificio, che ha uno stabilimento anche a Guasticce, produce quasi soltanto per la Coop e il Si Cobas spera di ottenere un risultato facendo pressione sul cliente. Ottenere cosa? Scatti di anzianità e l’applicazione del contratto industriale panificatori anziché di quello artigianale. Con 5,50 euro l’ora non si campa. Lo vanno ripetendo da mesi. Un tentativo di mediazione in Prefettura è fallito martedì e ora una cinquantina di pachistani sono tornati insieme a Luca Toscano e Sarah Caudiero del Si Cobas davanti alla Coop, dove il 3 dicembre dell’anno scorso si arrivò alle mani perché la vigilanza interna non gradì l’ingresso dei manifestanti. Stavolta gli operai sono rimasti fuori ma hanno urlato i loro slogan per farsi sentire dentro, hanno distribuito volantini ai clienti invitandoli a boicottare i prodotti della loro azienda, cioè il Panificio Toscano, volantini nei quali si consiglia una sorta di “mail bombing” all’indirizzo della Coop per indurre la cooperativa a fare pressioni sul panificio. Il rischio, lo sanno anche loro, è che accada quello che è già accaduto, e cioè che la Coop, stufa di subire un danno di immagine, sospenda o revochi la fornitura al Panificio Toscano, con consegenze che potrebbero ripercuotersi anche sui lavoratori livornesi.
I sindacalisti del Si Cobas e i loro iscritti sono disposti a correre il rischio. «La Coop deve partecipare alla trattativa perché altrimenti passa il messaggio che chi protesta rischia di perdere il posto di lavoro - dicono Toscano e Caudiero - Da un anno chiediamo alla Coop di incontrare i lavoratori, anche perché c’è un codice etico che non può essere solo sulla carta». —
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