«Da quel piede sulla Luna il mio sogno per Marte»
Valfredo Zolesi: così è nata l’avventura di imprenditore-scienziato nel cosmo
LIVORNO. «Quel giorno vedendo Neil Armstrong mettere piede sulla Luna? Forse non ho avuto proprio il colpo di fulmine che ti fa svoltare la vita all’improvviso, semmai qualcosa che scava un’idea di curiosità e di sfida: dev’esser stato lì che mi sono detto che sì, anch’io mi sarei buttato nel blu dipinto di blu». L’avventura del primo uomo sulla Luna ha colpito l’immaginario di una intera generazione in ogni angolo del mappamondo. Compreso un giovane tecnico: Valfredo Zolesi. Nato all’Argentario da padre nostromo in una famiglia di marittimi da almeno cinque generazioni («eravamo navigatori in mezzo al mare, poi sono arrivato io a navigare nel cielo...»).
«Magari non avrei indossato la tuta da astronauta e non sarei salito su un Apollo 11, ma – aggiunge – in qualche modo sì, sentivo che avrei avuto un sogno mio. L’ho costruito pian piano: e ora mandiamonello spazio un esperimento dopo l’altro. Con un altro sogno: la Kayser, l’azienda della mia famiglia, che mette lo zampino in un’avventura ancora più grande, la conquista di Marte. Fantascienza? Vedremo».
A distanza di anni spunta qualche amarcord buffo: «Dissi a mia nonna di questa cosa della Luna, lei rispose: tutte bischerate, lassù c’è Caino che fa le frittelle. Un vecchio detto santostefanese. Ma cominciai a rimuginare in termini teologici su cos’era quel Caino».
Classe 1948, era arrivato nella nostra città poco più che ragazzo per diplomarsi all’Iti in elettronica che ai suoi occhi di adolescente sembrava un po ’ la nuova frontiera: la “terra promessa”, per dirla con termini familiari a un imprenditore-scienziato che è anche uomo di fede, anzi diacono della diocesi (e autore di un libro, “Tra il fiore e il computer” , che coniuga spiritualità e meccanica quantistica, cosmo degli astronauti e cielo dei monaci).
C’erano una volta Tito Stagno e Ruggero Orlando in un mondo in bianco e nero che un futuro a portata di smartphone e di whatsapp neanche se l’immaginava. Quel giorno lunghissimo l’abbiamo vissuto anche a Livorno: mentre in porto sbarcavano i primissimi container; mentre il Cantiere Orlando era ancora nell’orbita delle Partecipazioni Statali e aveva quasi 2mila addetti e altrettanti la Spica, anch’essa industria pubblica come la Cmf che aveva appena messo le radici nelle campagne di Guasticce (e aveva fra i soci il colosso yankee dell’acciaio Us Steel).
«La missione che inizia adesso ha un bel nome-simbolo: si chiama Beyond», ricorda Zolesi segnalando che in quell’andare “oltre” c’è l’ingrediente segreto di un certo modo di intendere la vita. Come le immagini di Montale che «portano scritto: più in là». Com’è accaduto a lui quando, ormai in cattedra come prof al Nautico, prende aspettative non retribuite per andare a studiare negli Usa (Pasadena e George Washington University), prima di buttarsi nell’avventura «con nient’altro che una scrivania nello studio dell’avvocato Munforte al civico 108 di via Ricasoli più una Olivetti Lettera 22 e un tecnigrafo».
Lui in realtà ci vede «qualcosa del vescovo Alberto Ablondi: la capacità anche nella fede di andare più avanti».
Ma “oltre” significa anche la capacità di intuire anche le ricadute che «gli esperimenti che facciamo – dice lui –possono avere non solo per gli astronauti ma anche per l’anziano che deve fare i conti con l’osteoporosi: un po’ come succede con il trasferimento tecnologico che dalle Ferrari da Gran Premio dopo dieci anni arriva anche alla Fiat o alla Volkswagen parcheggiate sotto casa».
“Oltre” significa anche non esser più una mosca bianca, un po’ strana fra fabbriche di sterzi, pompe olio e guernizioni: adesso nella “sua” Kayser i figli David e Sara sono in plancia di comando, una leva di giovani ingegneri e biologi fa miracoli essendo fra le pochissime realtà ad avere la porta aperta tanto negli Stati Uniti come in Russia, Cina e Giappone (o in Gran Bretagna dove è stata aperta una società-figlia), una disseminazione di altre aziende ha dato vita quasi a un distretto high tech (Toscana Spazio guidata da parla un mix di livornese e pisano). —
M.Z.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google