Il Tirreno

Livorno

Fa ricorso contro la multa sugli stalli blu, condannato a pagare il doppio

Federico Lazzotti
Fa ricorso contro la multa sugli stalli blu, condannato a pagare il doppio

Livorno, Paolo Riparbelli era stato sanzionato per non aver esposto il tagliando. La Prefettura ha respinto la sua istanza: «Deluso dalle istituzioni»  

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LIVORNO. Per un attimo Paolo Riparbelli, professione elettricista, riesce anche a sorridere della propria disavventura. «Mi sento proprio becco e bastonato», dice. Poi torna serio e si sfoga raccontando l’epilogo della sua storia kafkiana iniziata il 2 ottobre scorso quando la sua auto è stata multata sugli stalli blu, lungo gli scali Olandesi, perché sul cruscotto «non era stato esposto il tagliando». E finita nei giorni scorsi quando gli è stato comunicato che il ricorso che aveva presentato – la trattazione risale alla fine di maggio – era stato rigettato dalla Prefettura e per questo è stato condannato a pagare («Ho già versato quanto dovuto») il doppio della sanzione. Vale a dire 96,06 euro.

«È una vergogna – dice – fino a quando non ho letto l’ordinanza nutrivo qualche speranza nella giustizia e invece sono rimasto deluso». Al centro della battaglia che Riparbelli aveva intentato nei confronti di Tirrenica, la società che gestisce i parcheggi, e il Comune di Livorno che di fatto riscuote le sanzioni, era basata sul fatto che l’elettricista avesse pagato il parcheggio e che a suo avviso l’ausiliario non avesse visto il tagliando sul cruscotto dove lo stesso Riparbelli giura di averlo trovato al suo ritorno insieme alla multa.

All’inizio sembrava che la questione potesse risolversi semplicemente: l’elettricista – come da normativa – ha presentato il tagliando alla municipale, ma sentito l’ausiliario non c’è stato verso di annullare la sanzione. Così la decisione di rivolgersi alla Prefettura che nell’ordinanza spiega le ragioni della bocciatura. «I motivi del ricorso – si legge – non sono sorretti da utili elementi probatori atti a rendere verificabili le ragioni e rendono lo stesso ricorso infondato. Il conducente, infatti, deve aver cura di accertarsi che lo scontrino risulti regolarmente esposto, con la conseguenza che, se a tanto non provvede per sua negligenza, deve rispondere dell’infrazione sia che abbia pagato, sia che non lo abbia fatto». Vista la legge, l’unica strada che Riparbelli avrebbe potuto percorrere sarebbe stata quella – come spiegano dalla Prefettura – di denunciare l’ausiliario del traffico per il reato di falso e dunque far aprire un’indagine «nell’ambito della quale potrà dimostrarsi che al momento della verbalizzazione il tagliando si trovava ben esposto sul cruscotto».

«Ho letto e riletto quel passaggio – conclude Riparbelli – mi sembra assurdo. Io non voglio accusare nessuno di aver infranto la legge, credo che quello che è successo sia stato un errore, una leggerezza in buona fede. Ma purtroppo il cittadino in casi come questo non è tutelato e l’unica cosa che deve fare è pagare».

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