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Caso Lorenzini, il sindaco a tu per tu con il commissario
Authority, oggi la seduta-chiave. Il rebus di un nuovo rinvio Articolo Uno: niente blitz, occorre un tavolo istituzionale
LIVORNO. La patata bollente del caso Lorenzini finisce oggi nel menù dell’Authority dentro una seduta del comitato di gestione che si annuncia incandescente: e non solo per il sì o il no formalizzerebbe l’esistenza di un secondo polo container autorizzando la trasformazione del terminal Lorenzini, in mano per il 50% alle famiglie Lorenzini e Grifoni mentre la restante metà è in pugno a Msc, la seconda flotta al mondo.
Proprio questo è inviso a Tdt, la società dei fondi internazionali Infravia e Infracapital: chiede di restare l’unico terminal contenitori del porto lasciando le cose come sono previste dal Prg (con Lorenzini versione multipurpose, cioè aperto a una pluralità di traffici ma con i container solo come realtà secondaria): è talmente forte l’ostilità a questa svolta che, per bocca dell’amministratore delegato Giulio Schenone, Tdt ha detto alla città dalle pagine del Tirreno che in questo modo si mette a rischio la propria proposta di realizzazione della Darsena Europa, l’unica finora esistente.
Ieri è sceso in campo il sindaco Luca Salvetti: ha chiamato il commissario dell’Authority, l’ammiraglio Pietro Verna, per un faccia a faccia alla vigilia di una decisione così importante. Bocche cucite a Palazzo Civico, Salvetti si limita a dire che «il mio compito di sindaco è cercare di far sviluppare un ragionamento che faccia il bene di Livorno: in tal senso potrebbe esserci una soluzione nell’interesse della città».
Per conto del Comune sarà presente in comitato di gestione l’avvocato Giuseppe Batini: nominato da Nogarin, ha rimesso il mandato nelle mani del nuovo sindaco («deciderò poi chi sarà a Palazzo Rosciano, ma certo ho apprezzato molto questo gesto: è stato l’unico fra tutti i nominati»).
Quanto all’ipotesi di un nuovo slittamento, c’è da dire che, da un lato, si tratterebbe di un ulteriore rinvio e, dall’altro, il 5 luglio c’è la discussione in Cassazione sulla sospensione del presidente Stefano Corsini, dunque una decisione-chiave sul futuro del porto potrebbe essere presa dal commissario negli ultimi giorni di lavoro.
Intanto, scendono in campo i bersaniani di Articolo Uno. Lo fanno per dire che il via libera al Prg portuale in consiglio comunale, seppur con molta fatica (passò col voto delle opposizioni e, in casa M5s, del solo sindaco), avrebbe spianato la strada alla Darsena Europa e, liberato gli spazi dell’attuale terminal per altri scopi (multipurpose e rotabili), avrebbe disinnescato la ragion d’essere di qualsiasi guerra sulle banchine. Ma i ritardi nel via alle gare per maxi-Darsena e altre opere – viene detto – hanno fatto «di nuovo esplodere tensioni e azioni giudiziarie fra operatori, ma soprattutto fra operatori e Authority».
La cabina di regia della Regione non poteva farcela – dice Articolo 1 – a «compensare la mancanza di guida locale, i danni delle picche e ripicche del sindaco precedente con l’Authority segnata di recente da provvedimenti di interdizione per le due massime». Nel documento si ripercorrono le ragioni tanto di Tdt che di Lorenzini e si ricorda che è a spese di Tdt che si stanno facendo i «lavori minimi indispensabili per non perdere traffici container». L’idea dei bersaniani? Tutto va ricondotto «a un tavolo istituzionale: Comune, Authority, autorità marittima e Regione». Occorre ritrovare «una composizione rispettosa delle norme, interpretate ed applicate in condivisione (la più ampia possibile) fra le parti». C’è bisogno, insomma, di evitare «la guerra fra investitori che si riproduce in guerra fra i lavoratori e le scelte di assetti che dei lavoratori non tengono conto», con il sindaco e l’assessore un campo «perché il porto di Livorno non diventi un campo di battaglia, per interessi molto distanti dalle sue banchine e dai suoi lavoratori». —
M.Z.
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