Guida al pesce secondo stagione e privilegiando quello dimenticato
L’iniziativa del Fondo europeo per le attività marittime serve a tutelare l’ambiente e le imprese del settore
LIVORNO. Il “Calendario del pescato toscano”, oggi in regalo con Il Tirreno, è stato realizzato attraverso il Fondo europeo per le attività marittime e la pesca 2014-2020 (Feamp) e si colloca nella strategia di valorizzazione della stagionalità dei prodotti ittici locali. Già da qualche anno il profilo dei consumatori si è evoluto: sempre più attenti alla sostenibilità dei prodotti alimentari, saranno, in futuro, ulteriormente impegnati nella scelta di cibo di qualità e a basso impatto ambientale. La diffusione di informazioni riguardo la stagionalità del pescato locale asseconda questa giusta inclinazione dei consumatori all’approfondimento e fornisce un contributo in termini di conoscenze rispetto ad un ambiente fragile qual’è il mare con le sue risorse. Raggiungere una maggiore consapevolezza in questo ambito potrebbe significare attenzione ai cicli biologici naturali del prodotto ittico, ed evitarne il consumo nei periodi più critici, quali sono le fasi di riproduzione. Le 32 specie inserite nel calendario, realizzato con la collaborazione scientifica del Centro interuniversitario di biologia marina di Livorno (Cibm), sono state selezionate fra le principali a livello di riconoscibilità e senza dubbio rappresentano un’alternativa rispetto a quelle più presenti sui banconi di vendita. Questo aspetto è importante se si vuole parlare di sostenibilità, perché spostare l’attenzione da varietà sovrasfruttate ad altre che hanno ancora un potenziale di consumo significa proteggere l’ecosistema marino e assicurare anche la continuità delle specie e delle relative attività di prelievo. Senza contare anche i benefici dal punto di vista ambientale, nella diminuzione della soglia dell’inquinamento dei trasporti, o culturale con la tutela della tradizione culinaria locale, favorita dal recupero di specie tipiche.
La realizzazione del calendario si inserisce, infine, nella volontà di divulgazione ad ampio raggio delle attività del Feamp per illustrare in modo semplice ed interessante i contenuti, i risultati e le opportunità del Fondo, le azioni intraprese a favore della sostenibilità in questo importante settore socio-economico del territorio toscano. Il Feamp è lo strumento finanziario europeo per la realizzazione di interventi mirati alla sostenibilità sociale, economica, ambientale dei prelievi e delle attività del comparto ittico. Per l’attuazione sul territorio, la Regione Toscana ha una dotazione di 18,8 milioni e ad oggi sono state attivate misure con bandi destinati al finanziamento di interventi di varia natura sia strutturale che con valenze più prettamente ambientali, di sostegno all’avviamento di nuove realtà produttive, di ammodernamento delle imprese e delle infrastrutture in ambito portuale. Nel rispetto degli indirizzi stabiliti dalla Commissione Europea, le azioni si sono concentrate anche sul turismo legato alla pesca sportiva, ristorazione, servizi ambientali ed attività pedagogiche correlate alla pesca. Una parte importante di risorse è stata indirizzata ai bandi per l’acquacoltura, ad azioni di conservazione della biodiversità e degli animali acquatici e dell'ambiente. Infine sono state predisposte misure per lo sviluppo di azioni per incentivare la raccolta dei rifiuti in mare.Per l’intero periodo di programmazione la Regione Toscana ha destinato 6,9 milioni di risorse pubbliche all’attuazione dello sviluppo locale attuato cioè con il coinvolgimento delle comunità delle zone costiere. Un percorso di politica territoriale "dal basso" che continua ad essere uno strumento dell'Unione Europea per la creazione di opportunità nelle aree marginali o depresse e realizzato attraverso i Flag (Fishery local action group). In Toscana sono quattro:“Costa d’Argento”,“Costa degli Etruschi”, “Golfo di Follonica” e “Alto Tirreno Toscano”.L’acquacoltura è un settore produttivo in espansione, con circa 25 impianti a terra; anche la maricoltura è in forte crescita con 5 impianti operativi e 6 nuove concessioni. In via di sviluppo anche la mitilicoltura con due concessioni rilasciate. Il prodotto ittico pescato è in diminuzione anche come conseguenza della politica comunitaria, che è diretta al contenimento dello sforzo di pesca. Si pensi che in Toscana da 890 battelli del 2000 siamo arrivati a 590 motopesca; ciò sia per l’erogazione dei premi per la demolizione delle barche che per l’abbandono del settore. L’analisi dei dati fin qui descritti conducono ad una riflessione sulla necessità di definire strategie produttive e di marketing dirette alla valorizzazione del prodotto e del territorio. La Regione ha portato avanti diversi interventi di valorizzazione come, per esempio, quello del cosiddetto pesce “povero” o “dimenticato”, come sugarelli, razze, pesce sciabola, muggine, acciuga, che sul mercato non ottengono prezzi convenienti per il pescatore ma che se conosciute dal consumatore e se valorizzate per le loro qualità nutrizionali, possono sostenere il pescatore in relazione al reddito, trovare spazi in una fascia di mercato accessibile a tutti e anche alleggerire la pressione del prelievo su altre specie sovrasfruttate. —
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