Ex portuale muore a 62 anni per l’esposizione all’amianto
Livorno, era andato in pensione in anticipo proprio per l’eccessivo contatto con l’eternit. A settembre ha scoperto di avere un carcinoma ai polmoni: «Un uomo d’oro»
LIVORNO. Ha combattuto la malattia a testa alta. «Come un leone e sempre con il sorriso stampato in faccia», sostengono gli amici più intimi. Poi, purtroppo, si è dovuto arrendere alla malattia. È morto per un tumore ai polmoni Maurizio Gennai, ex portuale di 62 anni da tempo in pensione a causa dell’eccessiva esposizione all’amianto.
All’uomo – che ad agosto avrebbe festeggiato 63 anni – a settembre dell’anno scorso i medici dell’ospedale avevano diagnosticato un carcinoma polmonare sul quale non era più possibile intervenire con un intervento chirurgico, «conseguenza del prolungato contatto con l’Eternit», spiegano i familiari. Per questo 13 anni fa – quando Gennai aveva appena 49 anni – prima dell’insorgere della patologia ottenne la possibilità di andare in congedo previdenziale cinque anni prima del previsto.
Poi, purtroppo, con il passare del tempo il quadro clinico si è aggravato fino alla comparsa del cancro e al decesso, avvenuto martedì scorso. «A 19 anni, giovanissimo, aveva sposato mia cognata – lo ricorda Bruno Picchi, già sindacalista e vicesindaco del Comune di Livorno quando il primo cittadino era Alessandro Cosimi – e lei all’epoca ne aveva da poco compiuti 16. Maurizio era una persona fantastica, adorava la famiglia. Viveva per chi gli stava accanto e per questo ricordiamo tutti con grande affetto».
Il sessantaduenne lascia la moglie Stefania Trocar e tre figli: Enrico, Alessandro e Irene. Oltre ai quattro amatissimi nipoti, la sua luce soprattutto nei momenti più difficili da quando è insorta la terribile malattia: due maschi e due femmine. Da giovane Gennai era stato volontario della Svs di via San Giovanni, che giovedì 30 maggio con le onoranze funebri ha curato le sue esequie prima della cremazione.
Dopo aver vissuto con la moglie nella stessa casa della suocera, ha abitato per parecchio tempo in via Emilio Zola, poi si è trasferito nel quartiere di Colline. Da due anni stava infatti in via Anna Frank. «Era un amante della natura – continua Picchi – dei fiori, delle piante. Un vero uomo di campagna, dove amava trascorrere il tempo libero. Ha sempre aiutato chi aveva bisogno, gli ultimi: è per questo che in gioventù aveva deciso di dare una mano alla Pubblica assistenza. Una persona d’oro che ci mancherà moltissimo».
Fin da giovanissimo ha lavorato portuale, sempre a Livorno. Dalla sua città non si è mai spostato. Operava prima fra le fila dei trattoristi, per poi entrare dopo qualche anno e in modo definitivo nella Compagnia. Conosceva benissimo le stive delle navi, visto che ha operato nel carico/scarico delle merci e nel trasporto a terra delle stesse. Durante la sua carriera ha ricoperto più ruoli ed era una persona molto stimata dai colleghi del porto di Livorno. «Per lui, però, la famiglia era tutto – continua Picchi – e non in senso stretto. Viveva per la famiglia allargata, per tutti noi parenti. A chi lo circondava non faceva mai mancare nulla».
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