Il Tirreno

Livorno

Il portavoce di Nogarin: «Fatti degli errori, ma non pagherò solo io»

Il portavoce di Nogarin: «Fatti degli errori, ma non pagherò solo io»

Livorno, Tommaso Tafi in lungo post su Facebook fa autocritica: «Gli stalli blu hanno cancellato il buono che è stato fatto»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Un portavoce le parole ce le mette sempre. Lo fa per lavoro, per contratto. Ma poi le pronuncia qualcun altro. E quasi mai ci mette la faccia. Almeno in pubblico. Stavolta Tommaso Tafi, per i non addetti ai lavori da quasi tre anni ombra, consigliere e uomo della comunicazione del sindaco Filippo Nogarin, rompe gli schemi e parla in prima persona dal suo profilo Facebook. Racconta delle cose buone fatte dall’amministrazione pentastellata e degli errori. A cominciare dalla «narrazione degli stalli blu» che a suo avviso hanno innescato «una psicosi» tra i cittadini che ha creato «odio verso l’amministrazione». Succede il giorno dopo la doppia sconfitta del Movimento Cinque Stelle a Livorno, con la candidata sindaca Stella Sorgente fuori dal ballottaggio e il primo cittadino escluso dal Parlamento europeo. Succede soprattutto nel giorno in cui Nogarin, in una lunga intervista al Tirreno, spiega di «non avere rimpianti» rispetto alle scelte compiute. Dando la responsabilità della sconfitta «a una battaglia politica a livello nazionale che si è trasformata in un referendum su Livorno».

La visione di Tafi è chiara a cominciare dalla premessa. «I livornesi – scrive – non hanno bocciato il progetto politico di Stella Sorgente. Hanno bocciato un anno e mezzo di compromessi di governo perennemente al ribasso e soprattutto hanno bocciato 5 anni di amministrazione, cedendo al fascino fascio-leghista da un lato e al richiamo dell’usato (in)sicuro dall’altro». E aggiunge: «Visto che l’autocritica sembra ormai essere diventata la criptonite della politica (il riferimento sembra essere a Di Maio e allo stesso Nogarin ndr), comincio io».

L’analisi che segue è un racconto senza sconti per nessuno. «Questa giunta – prosegue – ha lavorato tantissimo. Lo ha fatto in un contesto complicato, con una macchina amministrativa che gli era sconosciuta e che ci ha messo un po’ ad accettare i nuovi arrivati. Una macchina che, lo dico senza polemica, non sempre ha seguito tempestivamente gli indirizzi politici, ma questa è un’altra storia. Il problema è che il tanto di buono che è stato fatto è rimasto nell’ombra rispetto a ciò che invece è stato sbagliato: in primis, il sistema della sosta. E qui, poche balle, la responsabilità è mia. Forse non al 100%, ma per una buona fetta».

Tafi ammette di «non aver capito la portata del problema. Altrimenti ne avrei gestito meglio sia l’applicazione che soprattutto la narrazione, arginando per quanto possibile la diffusione della “psicosi da stalli blu”. Una psicosi che ha creato un vero e proprio odio per l’amministrazione alla quale, da un certo punto in poi, non è stato più perdonato nulla. Nemmeno le cazzate, tipo l’erba alta in primavera. Il problema di fondo è che la narrazione sugli “stalli blu” non è stata adeguatamente contrastata da una linea comunicativa efficace sui buoni risultati della giunta. E anche questa è colpa mia. Perché è indubbio che il posteggio incida in maniera più netta sulle abitudini dei cittadini rispetto al risanamento delle partecipate, ma quest’ultimo aspetto è tutt’altro che secondario. Perché ha a che fare con il futuro, con milioni di euro di debiti scaricati sulle spalle delle prossime generazioni e con la capacità di un Ente locale di creare lavoro».

Di buoni esempi Tafi ne fa diversi «ma se ne potrebbero fare mille»: dal museo della città che ha preso il posto di una speculazione edilizia in centro. A un piano strutturale che costringe le aziende inquinanti a emigrare. Da un’azione di contrasto ai furbetti (delle case popolari, così come del cartellino), efficace e puntuale. A un’offerta culturale sempre più varia e coinvolgente. «Argomenti che non hanno fatto breccia nel cuore dei livornesi pur essendo estremamente più importanti rispetto al posteggio. Tutti quelli che hanno avuto un ruolo in questi 5 anni di amministrazione hanno una parte di responsabilità nella sconfitta di ieri. Questa è la mia. Senza dubbio io ne pagherò personalmente le conseguenze. Ma – conclude – non sarò il solo».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.32985039:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2019/05/28/news/nogarin-non-va-in-europa-fatto-il-bene-della-citta-hanno-vinto-i-mediocri-1.32985039]]
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana