Il Tirreno

Livorno

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Hotel con vista discarica e cacciatori di rifiuti utili

Cristiana Grasso
Hotel con vista discarica e cacciatori di rifiuti utili

A Porta a Terra, dietro Le Torri e l’albergo Max, la notte viene scaricato di tutto  E di giorno c’è chi cerca tra le montagne di spazzatura qualcosa da riutilizzare

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Camere con vista del Max Hotel sulla discarica selvaggia, che diventa anche riserva di caccia per robivecchi e per amatori di oggetti particolari, un via vai di “apini” (il mezzo preferito da chiper lavoro va in cerca di roba da rivendere o riutilizzare) e c’è qualcuno con la testa proprio dentro i cassonetti che rufola in cerca di “pezzi buoni”.

Ma si fermano anche signore e signori che con aria un po’ imbarazzata e circospetta scendono dalle loro auto e si aggirano tra i rifiuti con occhio esperto. Gardare e non toccare, ma se spunta l’oggetto giusto si acciuffa e si carica in macchina.

Siamo in via Giotto Ciardi, dietro il centro commerciale delle due Torri a Porta a Terra e appunto anche dietro il Max Hotel, un tratto di strada nascosto parzialmente dagli edifici che è diventato uno dei tanti luoghi dove i livornesi (ma non solo loro) scaricano rifiuti ingombranti, anche speciali e magari tossici o semplicemente rifiuti.

In questi giorni qui deve essere finita una bella porzione di un appartamento svuotato, probabilmente casa con giardino.

Perché tra le solite batterie di auto (per altro super inquinanti), lattine di vernici, sacchi di materiale edile, stracci e pezzi di compensato, sono spuntatianche i cassetti di un armadio, uno specchio presumibilmente da bagno con luci al neon, una sedia girevole e due statuette di pietra sedute, alte una trentina di centimetri un po’ kitsch e un po’ malconce ma con un fascino tutto loro. Infatti, poco dopo che una lettrice de Il Tirreno ha postato le foto sul gruppo Facebook “Sei livornese se” le antiquate ma simpatiche statuette sono sparite mentre una montagna di rifiuti, resti di un trasloco ma non solo, sono ancora lì, tra i cassonetti che dovrebbero servire alle esigenze del centro commerciale.

Del resto sono da sempre soprattutto i cassonetti, o meglio le aree dove sono collocati, ad attirare gli incivili dello scarico abusivo. Quando erano in tutta la città, da sud a nord, da Banditella a Corea, non c’era giorno senza che davanti e dietro i grandi contenitori per i rifiuti comparissero materassi (il numero dei materassi che i livornesi sono in grado di smaltire rimane comunque un mistero...) ma anche wc, mobili, elettrodomestici, giochi per bambini, rottami di bici e motorini. Montagne di aberrante menefreghismo ma anche a loro modo curiosi agglomerati di vite quotidiane.

Oggi i cassonetti sono quasi spariti dalle strade così gli “smaltitori selvaggi” cercano i pochi rimasti oppure individuano zone appartate, magari in mezzo al verde o sul ciglio di grandi strade dove è difficile incontrare pedoni che possano denunciare in diretta l’abbandono di rifiuti aiutando ad identificare i responsabili. Senza contare che queste operazioni di scarico avvengono prevalentemente di notte.

Di giorno invece avviene il curioso fenomeno del “riciclaggio”, le spedizioni di chi invece che buttare rifiuti li raccatta. Chi lo fa di lavoro si muove all’alba, chi lo fa per diletto agisce senza fretta pur sapendo che perderà i pezzi migliori.

Perché davvero, tra tanti rottami, spazzatura, vecchie valige mezze rotte piene cose ormai inutili appartenute magari a qualcuno che non c’è più, si possono trovare anche dei tesori. Quadri frettolosamente gettati durante lo svuotamento della casa dei genitori nel mucchio del “da buttare”da figli con poco tempo a diposizione per selezionare, mobili che possono sembrare inguardabili invece sono perle di modernariato, televisori anni Settanta, libri magari ormai introvabili come intere collezioni di gialli Mondadori , o appunto statuette da giardino meravigliosamente pacchiane che una mano capace di rimettere minimamente insieme i pezzi mancanti e magari dargli una verniciata in chiave pop, può trasformare in trofei.

Ci sono specialisti anche in questo, veri e propri artisti che in genere comprano gli oggetti da “rimodernare” in mercati o direttamente dai proprietari. Ma anche loro, lo confessano, non disdegnano ogni tanto una spedizione nelle terre di nessuno delle discariche abusive. —

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