Italia
Riflettori puntati sul centro e sulle periferie popolari
Dietro le quinte delle ultime elezioni: dal tutti contro uno al ballottaggio del 2014 alle trasformazioni nelle urne alle politiche di un anno fa
i numeri
È nel cuore del centro e nelle periferie popolari che a poco più di un mese dalle elezioni del 26 maggio sono accesi i riflettori di molte forze politiche, a cominciare dai tre blocchi di centrosinistra, centrodestra e Movimento 5 Stelle. Lo racconta il botta e risposta tra candidati andato in scena negli ultimi giorni sulle case di Casalp o sulla sicurezza, prima ancora che sulle soste blu (appena estese dall’amministrazione 5 Stelle a tutto il Pentagono) o sui rifiuti (che giusto un paio di settimane fa hanno fatto scoppiare la protesta a Shangai, con i cassonetti della differenziata trascinati in mezzo alla strada). Lo racconta il dibattito e lo spiegano i numeri delle ultime elezioni, che descrivono un centro e una parte delle periferie in grande trasformazione.
Basta guardare cosa è accaduto alle politiche di un anno fa proprio a Shangai, che un tempo regalava alla sinistra percentuali bulgare: in tre seggi su cinque (i seggi numero 70, 71 e 77) i voti di Lega, Fi e Fdi messi insieme hanno superato quelli presi dal Pd. Scenario simile al seggio 17, dove va a votare chi vive nel cuore del centro, sugli scali Saffi, in via del Fante o in via Buontalenti: qui ogni cento voti di destra ne sono stati registrati meno di sessanta per i Dem. Mentre rispetto alle amministrative di quattro anni prima il Pd è cresciuto in urne chiave della zona Montebello o Redi-Mameli e si è confermato senza crepe in seggi come il 168 (nel fortino della Rosa, tra via Muratori e via Montessori).
Da dove partono le forze che a maggio si giocheranno l’ingresso a un ballottaggio che è difficile non dare per scontato? Alle comunali del 2014, al primo turno, il Pd risultò il primo partito con più del 35% (quasi 29.500 voti), seguito dal Movimento 5 Stelle (fermo a poco più del 19%, circa 16mila preferenze) e dalla lista-exploit di sinistra Buongiorno Livorno (7.500 voti, pari quasi al 9%, che nella coalizione spinsero il candidato sindaco Andrea Raspanti al 16% con un totale di quasi 14mila voti). Lontanissime dal ballottaggio le destre divise. Al secondo turno fu il tutti contro il Pd: Marco Ruggeri si fermò sotto al 47% (più di 31mila voti, un terremoto rispetto alle Europee) e il pentastellato Filippo Nogarin brindò con oltre il 53% (più di 35mila voti) nonostante l’abisso tra le liste al primo turno.
Alle politiche di un anno fa – in piena cavalcata di Matteo Salvini e di Luigi Di Maio – alla Camera il Pd è rimasto il primo partito in città (25.827 voti, pari al 28,8%), ma con i 5 Stelle a un soffio (appena 256 schede di differenza per Montecitorio) e la Lega piombata da sola sopra il 15% (più di 13.700 voti) a tirare un centrodestra da oltre il 25%.
Ma in politica un anno – quello che separa le ultime votazioni dalle prossime comunali – può essere un’era geologica. Un’era che vede i 5 Stelle misurarsi al governo con la Lega e il Pd salutare Renzi, almeno come segretario. —
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