Rivolta dei rifiuti, rabbia a Shangai: «Il ghetto ha vinto ma ora tocca a noi tenere pulito»
Livorno, dopo l’estrema protesta, Aamps ha deciso di installare quattro nuovi cassonetti per l’indifferenziata
LIVORNO. Gina Garito è la pasionaria verde, anche di rabbia, che mercoledì ha guidato la rivolta dei rifiuti a Shangai. Prima i cassonetti stracolmi di spazzatura trascinati in strada per protestare contro il mancato ritiro di Aamps. Poi, insieme ad altri residenti inferociti per la scarsa manutenzione di Casalp, ha imbracciato sacchi neri e scope per ripulire il cortile del blocco della Direzione: quindici stabili sgarrupati, sistemati a ferro di cavallo tra via Ninio Bixio e via Stenone dove vivono un centinaio di famiglie.
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NEL CORTILE
Il giorno dopo Gina è di nuovo al centro del cortile nel cuore del quartiere popolare. A due passi da lei una lunga fila di contenitori gialli, neri e blu sistemati tra ciò che resta di una vecchia Fiat Punto arancione abbandonata vicino a una siepe e uno scooter cannibalizzato poco più in là. Intorno i panni stesi, il cumulo di rifiuti accatastati all’ingresso il giorno precedente: divani, sedie, mobili e carrelli della spesa. E in sottofondo il vociare che arriva dal bar dall’altra parte della strada.
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«Abbiamo vinto – dice Gina senza esultare – Aamps ha svuotato i cassonetti e messo altri quattro contenitori per l’indifferenziata. Ma in una sola notte è tutto come prima: guardi – dice aprendo uno ad uno i contenitori: qui ci sono buste di plastica e multimateriale nella carta, rifiuti organici nei contenitori della plastica e addirittura un forno a micronde buttato nell’indifferenziata. L’altro giorno – prosegue – sono stata la prima a dare addosso all’Aamps, ma devo dire che stavolta ci hanno messo la ghigna. Vo’ in domo a loro e chi sono: evidentemente qui abitano persone incivili che non rispettano le regole e vogliono vivere tra i topi. Secondo me vengono anche da fuori per gettare i rifiuti. Ecco perché non ci resta che rimboccarci le maniche e dare l’esempio se non vogliamo vivere nel bottino».
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In via Stenone dopo la rivolta del mercoledì è parcheggiata anche un’auto di Aamps. Alessandra Ceci, responsabile della raccolta differenziata è arrivata intorno alle 10 e da due ore fa la spola tra i contenitori e i capannelli di residenti. «Questo va qui», dice aprendo il sacchetto di un signore che stava per svuotare il vassoio di un dolce dentro l’organico. «Siamo qui – prosegue – per dare una risposta concreta ai cittadini. Abbiamo deciso di sistemare altri quattro contenitori per l’indifferenziata e stiamo valutando la possibilità di aggiungerne altri. È vero: per noi è una sconfitta, ma cosa possiamo fare? I nostri addetti quando ritirano devono verificare il contenuto e se non è conforme non lo portano via. Ecco perché nonostante quello che potrebbe sembrare un passo indietro siamo fiduciosi che dopo questa soluzione tampone, potremo tornare a fare anche qui una differenziata totale». Vero è che se tutta la città avesse avuto la stessa reazione dell’ex quartiere rosso, Livorno si sarebbe trasformato nella terra di nessuno. «Ci vorrebbero le telecamere – interviene un signore – o almeno un recinto dove hanno accesso solo i residenti».
SGUARDO AL FUTURO
Giuseppina qui ci vive da 54 anni. «Da quando sono nata – precisa – prima si giocava in cortile tutto il giorno, ora la notte c’è da aver paura. Ho una figlia di vent’anni che si vergogna a farsi accompagnare la sera dal suo fidanzato. Questo ormai è diventato un ghetto. Ora si sa come funziona: da qui alle elezioni verranno tutti i candidati, ieri è venuto quello del Pd, ci prometteranno di tutto e poi si scorderanno di noi come hanno fatto tutti. I tempi del mi’ babbo che mi diceva: vota loro così ci danno una mano, sono finiti, come i soldi».
Eppure tra queste strade dove la storia si sovrappone, c’è chi ha trovato un tesoro. Come Sira Sissokho, senegalese arrivata in Italia sette anni fa e ora assegnataria, con il figlio di due anni e mezzo di un appartamento di 30 metri quadrati. «Sono grata per l’appartamento però mio figlio quando scende in cortile e vede tutti i rifiuti si spaventa». Per rendersi conto che qui le regole sono un’eccezione basta girarsi verso l’angolo opposto del cortile: da una parte un condomino ha fatto l’orto (abusivo?) nel parcheggio e c’è accanto un camper abbandonato «dove spesso ci dormono dentro». Purtroppo – si sfoga Daniela Valenti affacciata alla finestra – «prima Shangai era un paesone. Adesso ci sono le sbarre alle porte delle case, la gente occupa abusivamente gli appartamenti e spesso di tratta di stranieri con figli, gente che nessuno può buttare più fuori come accade qui accanto alla Chiccaia. E la rabbia cresce».
Nascono così le rivolte.
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