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lo studio 

Vita da badante tra barriere linguistiche stress e lavoro nero

Roberto Riu
Vita da badante tra barriere linguistiche stress e lavoro nero

A Livorno sono oltre seimila, di cui duemila regolari Giovedì se ne parlerà nel convegno “Il mondo in casa”

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Sono oltre duemila le badanti regolarizzate operanti nel territorio provinciale di Livorno. È un dato stimato risalente al 2015, l’ultimo disponibile, ma considerando anche tutte le badanti che lavorano nel sommerso è probabile che quel numero possa essere moltiplicato per tre arrivando ad un totale di oltre seimila lavoratrici di cui la maggior parte (il 70%) proviene dai Paesi dell’Est europeo, soprattutto dalla Romania, ma pure da Bulgaria, Moldavia, Ucraina, Georgia e Polonia, mentre fra i Paesi extraeuropei spiccano le Filippine ed il Perù. Si tratta insomma di un vero universo cosmopolita essenzialmente al femminile (la componente maschile è per ora assai esigua, ma comunque da studiare) che si trova nelle nostre case per accudire quotidianamente persone non autosufficienti, in larga parte anziane: «Il mondo in casa. Indagine sulle badanti in provincia di Livorno» è appunto il titolo del convegno che giovedì(ore 15, 30) avrà luogo nella sede della Cgil (via Giotto Ciardi 8) con la partecipazione di Paola Meneganti (Provincia), di Franca Taddei (Spi CGIL), Sandra Burchi (Università di Pisa), Laura Nobili (Caritas Diocesana Livorno), Anna Ajello (Comunità di Sant’Egidio) e Catia Sonetti, direttrice dell’Istoreco e curatrice della pubblicazione da cui prende il titolo l’incontro e nel quale sono analizzate le principali problematiche che vedono coinvolte le badanti e le famiglie delle persone assistite a cominciare dall’intendersi, ovvero dal farsi capire, vista la disparità di lingua.

«È il problema principale. – sottolinea Catia Sonetti – Le badanti stesse chiedono continuamente di avere possibilità di conoscere la lingua perché poi si ritrovano sole nelle case per accudire gli anziani ed a volte conoscono solo tre parole di italiano. Talora la responsabilità è anche delle famiglie pensando che le badanti risolveranno tutto una volta consegnate loro le chiavi di casa».

Si affronta perciò il tema della formazione della badante in quanto figura professionale, ma nel report si parla anche delle opacità che non di rado sono presenti nel rapporto di lavoro (assenza di contratti, mancato o ridotto versamento di contributi, etc.) .

Ai contenuti puramente sociologici ed economici si sovrappongono anche aspetti più personali legati allo stress emotivo che può caratterizzare tale occupazione. Come nel caso di quella badante che ha visto morire nel giro di poco tempo tre persone sue assistite, a cui si era anche affezionata, inducendola a cambiare completamente mestiere per non trovarsi a rivivere quel dolore. Perché poi, in definitiva, è la sofferenza il minimo comune denominatore col quale si confrontano la badante, la persona assistita ed i familiari che troppo spesso si scoprono praticamente abbandonati a loro stessi non riuscendo più a far fronte alla situazione del loro congiunto sia sul piano affettivo che su quello pratico ovvero finanziario: quando cioè i soldi non bastano più a coprire le spese di assistenza. Tanto da rischiare il dissesto.

«Ci stiamo impegnando a livello nazionale – spiega Enrico Pedini (Spi-CGIL Livorno) – per ottenere una legge sulla non autosufficienza a sostegno delle famiglie per un’opportuna assistenza domiciliare». —

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