Le due firme che inguaiano Corsini «Ha continuato nell’interesse dei privati»
La difesa del presidente dell’Autorità portuale, ora interdetto, non ha convinto il giudice
il documento
Federico Lazzotti
Ha provato a cambiare marcia ma non abbastanza velocemente; ha cercato di dare una sterzata rispetto all’andazzo passato ma è inciampato in due ostacoli che lo hanno fatto (de)cadere. Sembra il racconto di un banale incidente stradale che ha poi avuto gravissime conseguenze la sintesi del tribunale pensiero rispetto al ruolo dell’ormai ex presidente dell’Autorità portuale Stefano Corsini sospeso per un anno da ogni carica pubblica e indagato per abuso d’ufficio e falsità ideologica nell’ambito nella maxi inchiesta sulle occupazioni temporanee in porto per favorire il gruppo Grimaldi.
Due – come si legge nell’ordinanza – le firme che inguaiano l’ingegnere arrivato nel marzo 2017 alla guida del governo della portualità livornese, quando lo strumento delle occupazioni temporanee era «una consuetudine già da anni». «Tale sistema illecito – scrive il giudice motivando l’interdizione del presidente – ha continuato a operare in maniera pressoché immutato anche dopo il subentro di Corsini al posto di Gallanti. Sono state infatti rilasciate altre due autorizzazioni temporanee, una il 3 ottobre 2017 di durata trimestrale, l’altra il 15 marzo dell’anno successivo della durata di un mese, che hanno ad oggetti sempre le medesime aree, ed inoltre sono stati emessi due provvedimenti amministrativi».
Il riferimento del giudice è al trattamento che l’Authority ha avuto nei confronti di Sdt, la società terminalista collegata a Grimaldi, che ha acquisito Sintermar e gli spazi sulle banchine a ridosso della Darsena Toscana finiti al centro dell’indagine.
«Sebbene Sdt – scrive il tribunale – non avesse ancora una struttura idonea al conseguimento dell’autorizzazione, Corsini ha nuovamente autorizzato in plurime occasioni la Sdt all’occupazione temporanea, anche con provvedimenti adottai in sanatoria, vale a dire a occupazione già avviata. Tanto non consente a Corsini di sottrarsi alle valutazioni sul suo coinvolgimento nella vicenda nella misura in cui anch’egli ha dato continuità a un sistema di autorizzazioni illecite che proseguiva da anni, assecondandolo supinamente».
Il giudice rimanda al mittente anche le argomentazioni difensive, che molto probabilmente saranno riproposte al tribunale del Riesame nel ricorso al provvedimento di interdizione, dove si ricorda come sia stato Corsini ad abrogare nel luglio del 2018 l’ordinanza sulle autorizzazioni provvisorie in vista dell’affidamento di una concessione quadriennale.
«Fin quando non si è affacciato sulla scena un possibile concessionario (Sdt ha fatto richiesta al demanio di occupare quelli spazi) – scrive il giudice – si è preferito mantenere il regime delle autorizzazioni temporanee, sebbene piegate a un uso improprio, mentre non si è esitato a mettere mano all’ordinanza del 2008 appena l’assetto non degli interessi pubblici, bensì di quelli imprenditoriali è mutato». —
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