Aiuti per 10 milioni sfumati a Livorno per colpa della burocrazia
Sono i soldi messi a disposizione per le aziende livornesi. Confindustria: «Troppe restrizioni, ci vuole più elasticità»
LVIORNO. Dieci milioni sfumati sotto il peso della burocrazia e di restrizioni. Sono i soldi che due anni fa vennero assegnati dal governo, con una legge nazionale, alle imprese di Livorno, un’area a crisi complessa. Soldi che, però, non sono stati assegnati perché nessuno dei progetti presentati al ministero dello sviluppo economico aveva i requisiti per entrare nella graduatoria stilata ad hoc. I progetti, da oltre un milione e mezzo e presentati in più di un settore, sono stati 12.
Ora, nonostante i termini siano scaduti da tempo, il bando legato alla legge 181, che era stata elaborata con il preciso intento di aumentare l’occupazione, è stato riaperto. Così accadrà anche a Piombino, altra area di crisi, dove la somma rimasta inutilizzata ammonta a 20 milioni. I soldi verranno assegnati (si spera) non tramite una graduatoria come la prima volta ma secondo le disponibilità. Delle serie “i primi che arrivano e i primi che alloggiano”, cioè avranno la possibilità di avere gli aiuti. Tutto attraverso lo sportello telematico perché la domanda si presenta esclusivamente online, registrandosi nell’area riservata del sito di Invitalia, l'Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, di proprietà del ministero dell'Economia.
In effetti per le aziende non è semplice arrivare ad ottenere gli aiuti sia dai fondi europei che ministeriali. Il meccanismo è farraginoso. «Ci vorrebbe più elasticità – spiega Silvia Civalleri di Confindustria Livorno e Massa Carrara - per ottenere i soldi sono necessari requisiti troppo stringenti sia per la situazione finanziaria e patrimoniale che per l’indice di occupati. I bilanci devono essere più che ottimi. E avere tutte queste caratteristiche non è sempre possibile, ci vuole più elasticità». «L’azienda si deve dotare di consulenti che poi deve pagare – va avanti Civalleri – sia nella fase della presentazione che poi nella parte della rendicontazione perché poi l’aiuto dato potrebbe essere tagliato».
Altra criticità riguarda i tempi. «Sono troppo lunghi – va avanti Civalleri – abbiamo avuto un caso di un’azienda alla quale lo scorso giugno è stata chiesta un’integrazione della documentazione. Nonostante che l’istruttoria fosse positiva, il decreto di concessione è arrivato a dicembre, dopo sei mesi». «La Regione ha inserito la possibilità di inserire un revisore dei conti che certifichi le spese per accorciare i tempi - aggiunge Civalleri - e andare avanti con l’istruttoria. Ma il rimane il fatto che il revisore lo deve pagare l’azienda».
Per i finanziamenti legati alla legge 181, spiega Civalleri «i requisiti sono comunque troppo rigidi nonostante il fatto che all’inizio questi soldi erano destinati solo a certi settori e poi la platea è stata aperta a tutti i tipi di attività». «I 12 progetti sono stati bocciati in parte perché le imprese stesse si sono ritirati - conclude - altri perché non avevano i requisiti». «I finanziamenti che non sono stati assegnati – spiega il consigliere regionale del presidente per il lavoro Gianfranco Simoncini - sono stati quelli ministeriali gestiti tramite Invitalia. La parte che è stata gestita dalla Regione, sempre nella legge 181 e che ammonta ad altri 10 milioni, è stata completamente assegnata». Ma cosa potrebbe aiutare le aziende a captare questi soldi? «Con i soldi del ministero il taglio delle operazioni deve essere sopra il milione e mezzo – spiega Simoncini – invece con gli aiuti regionali si parte da investimenti da 250mila euro. Ecco perché come Regione abbiamo chiesto che il tetto, nel caso degli stanziamenti ministeriali, venga abbassato». Poi, continua Simoncini, ci sono stati altri handicap che hanno contribuito alla perdita di questi soldi come per esempio il fatto che le operazioni di ampliamento o nuovo insediamento industriale già partite prima delle legge non potevano essere ammesse a questa misura.—
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