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Livorno

Crac milionario della De Tomaso, Rossignolo condannati

Crac milionario della De Tomaso, Rossignolo condannati

Livorno, l’imprenditore e il figlio imputati con altre sei persone per il fallimento dello storico marchio automobilistico. Assolto l'ex vice presidente Claudio Degrate

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LIVORNO. L’automobile del futuro è andata a sbattere contro la giustizia. A quasi sette anni dal suo arresto,
l'imprenditore Gian Mario Rossignolo è stato condannato dal Tribunale di Torino a cinque anni e sei mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, malversazione e truffa allo Stato. Il collegio presieduto da Giorgio Gianetti ha ritenuto l'ex manager Fiat, amministratore di Lancia e presidente di Telecom, responsabile del crac della De Tomaso, l'azienda automobilistica che nel 2009 aveva rilevato da un ramo d'azienda della Pininfarina ottenendo dalla Regione Piemonte e dal Ministero del lavoro fondi per la formazione degli operai mai avviata.
Secondo il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo quei fondi, ottenuti con mezzi fraudolenti, furono dirottati portando l'azienda al fallimento nel 2012. Insieme a Rossignolo senior, i giudici hanno condannato altre sette persone imputate a vario titolo di bancarotta, truffa allo Stato, malversazione e altro.

Il figlio Gian Luca ha ricevuto una pena di 4 anni e 10 mesi e l'imprenditore Giuliano Malvino di 4 anni. I broker Ramon Rotini e Ivano Perinelli hanno avuto condanne a 2 anni e 10 mesi e 2 anni e 7 mesi. Il sindaco Fabio Pasquini e il consigliere d'amministrazione Paolo Lardera, accusati di una sola bancarotta semplice, sono stati condannati a 10 mesi e 8 mesi. "Siamo increduli - dichiara l'avvocato Roberto Piacentino, difensore di Pasquini -. È stato condannato per aver firmato un bilancio seguendo i principi contabili riconosciuti dalla legge". Assolto invece il vicepresidente Claudio Degrate.

Il Tribunale ha stabilito un risarcimento provvisionale da 5 milioni di euro a favore della procedura fallimentare, e quindi dei creditori. Nessuna provvisionale è stata riconosciuta invece alla Regione Piemonte, a Finpiemonte e a centinaia di ex dipendenti. "I giudici hanno riconosciuto il danno ai lavoratori che poi dovrà essere stabilito in sede civile", spiega l'avvocato Patrizia Bugnano che assiste trenta ex dipendenti.

"Siamo molto soddisfatti della condanna di questi manager che hanno lasciato i lavoratori in gravi condizioni di difficoltà - afferma l'avvocato Elena Poli, difensore di 323 operai iscritti alla Fiom -. Per poter avviare le cause civili dovremo aspettare che la sentenza sia definitiva". Molti lavoratori hanno assistito alla sentenza e sono rimasti a bocca asciutta. "Tanti colleghi sono a spasso, alcuni fanno i barboni negli ospedali", spiega l'ex delegato rsu Enzo Romeo, mentre Giuseppe, 56 anni, racconta: "Mi è scaduta la mobilità, ho consegnato il mio curriculum a molte agenzie, ma non ho trovato lavoro e dal prossimo mese dovrò ricominciare a pagare il mutuo. Sono disperato". Rossignolo ha sempre accusato la politica di averlo spinto a rilevare un ramo d'azienda della Pininfarina ormai decotto.

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