Il Tirreno

Livorno

«Mia madre cardiopatica e ottantenne 30 ore in barella con sospetta ischemia»

Giulio Corsi
«Mia madre cardiopatica e ottantenne 30 ore in barella con sospetta ischemia»

Livorno, la denuncia della consigliera comunale di Collesalvetti Lancella: «Per ore non ci hanno dato neanche un’informazione»

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LIVORNO. Mentre l’Asl si scusa con la signora Anna Bizzarri, l’anziana di 87 anni lasciata 56 ore su una barella del pronto soccorso come ha raccontato il Tirreno, un altro caso record si è registrato ieri. Stavolta a restare vittima della mancanza di posti letto a Medicina è stata un’ottantenne di Nugola, Marcella Carozzi, cardiopatica con problemi neurologici: è rimasta su una barella per trenta ore. «Mamma è arrivata alle 14.30 di mercoledì e ci hanno dato disponibilità per il ricovero al 2° padiglione oggi alle 18.30», denunciava ieri sera al giornale la figlia Emanuela Lancella, consigliere comunale del Pd a Collesalvetti.

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«Mercoledì all’ora di pranzo mia madre non rispondeva al telefono. Ci siamo preoccupati e siamo corsi a casa sua - racconta Lancella -. L’abbiamo trovata sdraiata nel letto, incosciente. Abbiamo chiamato il medico di famiglia e il 118. Un’ambulanza l’ha portata d’urgenza al pronto soccorso, in codice rosso, con sospetta ischemia cerebrale, dichiarata sia dal medico curante che da quello dell’ambulanza. Anche in ospedale non ci riconosceva. È rimasta su una barella per tutto il pomeriggio. Dopo qualche ora le è salita la febbre fino a 39. Alle 19 le hanno fatto la Tac. Abbiamo aspettato, alle 23.30 non sapevamo ancora nulla. Abbiamo chiesto, ci è stato risposto in malo modo. Abbiamo insistito, allora l’infermiera è andata dal medico, è tornata e ci ha detto che se ci fosse stato qualcosa di grave ci avrebbero chiamato. Ma vi pare normale? Ad una figlia che è angosciata per le condizioni di salute della mamma si risponde in questo modo e soprattutto non si danno informazioni, anche se sono per fortuna positive? Io capisco che c’era tantissima gente, un affollamento inimmaginabile - continua Lancella -. Comprendo benissimo lo stress e la pressione che medici e infermieri sono costretti a subire. Verso di loro nutro profondo rispetto. So anche che tanti utenti si pongono in maniera irrispettosa. Ma credo che davanti a familiari come me e come tanti altri che aspettano in ansia di sapere come sta un proprio caro serva rispetto, umanità. Cosa farebbero se ci fosse la loro mamma?».

Il racconto della consigliera comunale continua: «Quando è cambiato il turno, il giorno dopo, sembrava un altro mondo: abbiamo trovato medici e infermieri gentili, disponibili, con noi e con tutti gli altri». La signora Marcella nel frattempo era ancora lì, in un box ricavato nello stanzone del pronto soccorso,in mezzo a decine di altri malati. «Le sue condizioni sono leggermente migliorate, esclusa l’ischemia i medici hanno ritenuto ugualmente necessario il ricovero a Medicina». Ma prima di trovare un posto l’attesa è continuata. «Ci hanno detto che c’era da aspettare che venissero dimessi un po’ di pazienti dal 2° padiglione. Poco dopo le 18, finalmente ci hanno detto che avevano trovato un letto. Trenta ore dopo il nostro arrivo in ospedale».

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