Pascoli, parapiglia in consiglio comunale dopo il voto dei grillini
Bocciata la richiesta delle opposizioni di modificare il bando per le case di riposo. Insulti tra consiglieri, lavoratori in subbuglio per l’occupazione, seduta sospesa
LIVORNO. «Vergogna», «buffoni». Sono le 22,12 di lunedì 4 febbraio e scoppia il finimondo in consiglio comunale, dove ci sono i lavoratori delle Rsa Pascoli e Villa Serena. Voto contrario di 14 rappresentanti della maggioranza che fanno blocco, avversi agli 11 favorevoli. Oggetto del contendere è la richiesta delle opposizioni di modificare il bando senza esporsi a ricorsi. Una via consentita dalla legge (si era detto), vantaggiosa per chi vincerà e non individuabile come danno erariale. Un atto politico in difesa dei posti di lavoro e dei posti letto, aumentando la percentuale attuale fissata al 92%.
Gli animi si scaldano quando qualcuno ode un «ma stai zitta...» sibilato dal consigliere pentastellato Walter Sarais e un «vergognatevi voi...» pronunciato dall’ex capogruppo 5 Stelle Daniele Ceselli. «Proprio te, che sei uno che viene dalla Trw...», urlano a Ceselli. Interruzione per 20 minuti, qualcuno vorrebbe saltare il parapetto, ma è bloccato dagli agenti della Digos. Tutto rimane cristallizzato alla mozione in consiglio del 17 gennaio e all’atto di indirizzo in terza e quinta commissione del 29 gennaio. Dove si chiedeva un altro bando che garantisse i lavoratori, non riducesse la stima della base d’appalto, promuovesse la piena occupazione.
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Ma cosa era accaduto in consiglio? «Spero che la maggioranza si renda conto che accettando questo atto di indirizzo si eviterebbe il licenziamento di almeno 20 persone» aveva detto il capogruppo Pd, Pietro Caruso, mentre Giovanna Cepparello (Futuro) aveva parlato di servizio pubblico da rilanciare «ed è il colmo che un ente pubblico crei vertenze coi lavoratori». Marco Bruciati, di Bl, sosteneva che «sarebbe triste mettere a rischio un servizio come l’assistenza», mentre Elisa Amato, Fi, diceva: «Prendetevi la responsabilità di quel che fate». E Giuseppe Grillotti, Pap: «I lavoratori avrebbero dovuto muoversi prima, le leggi regionali non aiutano, la maggioranza ha già fatto capire come la pensa». Marco Cannito (Città Diversa) aveva accusato i grillini di rifiuto al dialogo: «Politicamente, cosa grave. Ma poi, ci volete dire il futuro di queste strutture? Se avete idee, siate chiari».
La replica del capogruppo di maggioranza, Marco Galigani, era puntuale: «Nonostante le contestazioni dei sindacati, licenziamenti non ne ho mai visti. Da Aamps, addirittura, solo assunzioni. Il bando non si revoca, punto». Caruso ribatteva: «Per le case famiglia, i dipendenti per non essere licenziati si sono tagliati del 50% lo stipendio. Per non dire dell’ippodromo, chiuso con 8 dipendenti e 100 persone dell’indotto. Su Aamps, grazie al concordato, 70 dipendenti provenienti dall’indotto sono a spasso».
Leonardo Apolloni, assessore al sociale, prendendo la parola aveva detto che «prevedere una stima di posti al 96% è più un desiderio piuttosto che realtà. È solo un bando di transizione, si lavora per un progetto di maggiore respiro ma abbiamo bisogno di tempo. Due anni, ma penso di dare qualche notizia a breve». Grillotti si infiammava: «Il futuro è già scritto: demolire il Pascoli regalando al privato il futuro dei lavoratori. La Regione c’ha messo il suo, ma questa amministrazione coglie la palla al balzo per liberarsi di un problema».
Poi il voto. Come un cenno, che ha scatenato l’inferno.
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