Il Tirreno

Livorno

l’economia sotto la lente 

Disoccupati boom, export giù E l’edilizia è quasi dimezzata

Maria Giorgia Corolini
Disoccupati boom, export giù E l’edilizia è quasi dimezzata

L’Ires Cgil misura la “febbre” della nostra economia nel decennio più duro Dopo il crollo qualche spiraglio s’intravede: la ripresina c’è ma è troppo debole

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livorno. Nei nostri territori la crisi ha due volti, secondo i dati sfornati dalla Cgil grazie al lavoro del proprio istituto di ricerca, l’Ires. Dal 2008 al 2013 c’è la mazzata recessiva, nel quinquennio successivo ecco invece una fase di “lenta ripresa”, troppo lenta.

L’analisi dell’andamento della produzione di valore aggiunto segue questa tendenza: meno 6% nella prima metà dei dieci anni sotto la lente, più 4% nel periodo successivo.

Per il settore agricolo il saldo tra i due periodi è un pesante (meno 14%, grossomodo in linea con il resto della Toscana ma lontano dallo standard nazionale: meno 2%). Ma è per l’industria che la batosta è senza precedenti: l’indicatore precipita giù del 28% (più del doppio rispetto alla Toscana e poco meno del quintuplo del dato nazionale).

Il record negativo riguarda in particolare il settore delle costruzioni nella nostra zona: la “fotografia” dell’Ires parla di un tonfo del 41% (menttre nel resto del Paese o della regione la flessione si attesta attorno ai trenta punti percentuali). Con una differenza netta fra il quinquennio iniziale della crisi e la fase successiva: meno 35% tra il 2008 e il 2013 menre nel quinquennio più vicino a noi l’arretramento è del 9%.

Nel caso dei servizi, su cui incide il settore turistico, la forbice fra andamento regionale e nazionale e tendenza livornese si rovescia, compensando però solo in minima parte le perdite di industria e costruzioni: i dati livornesi sono migliori, con solo il 2013 di recessione (in Toscana gli anni in rosso sono 3, a livello nazionale 4).

L’andamento del reddito disponibile delle famiglie è abbastanza omogeneo fra livello locale, regionale e nazionale (-2,0% nel primo periodo e 6,7% nel secondo) anche se non riesce a tenere il passo con il pur modesto tasso di inflazione, soprattutto nel primo periodo (9,4% nel primo periodo, 2,5% nel secondo).

Anche gli altri dati misurano la “febbre” della crisi. In banca, con i dati relativi al finanziamento degli investimenti: tanto in Toscana che su scala provinciale il saldo negativo è del 13,5%. Nel calo dell’export pesa la crisi delle acciaierie di Piombino): già del 16,8%, invece su scala regionale si registra una crescita (più 28,1%) e anche a livello nazionale (quasi 16 punti).

Il dossier statistico sindacale dice che il 2016 è stato per Livorno l’anno dell’esplosione della disoccupazione con un 10,2% di disoccupati (6,9% al 2018). «Sono cresciuti impieghi a minore qualificazione rispetto a quelli che si sono persi, è peggiorata la tipologia degli inquadramenti dei nuovi assunti e al numero dei lavoratori non corrisponde analoga variazione del numero delle ore lavorate», spiega Gianfranco Francese (Ires Toscana). Poi racconta che «a Livorno è stata più veloce la crisi ed è più lento il recupero, con una crescita del terziario: nel 2018 ci sono 7 lavoratori dei servizi per ogni lavoratore dell’industria (erano 5, 4 prima della crisi), contro i 4 della Toscana (3 prima della crisi)».

Il processo di deindustrializzazione livornese continua: nel periodo 2013-2018 la Toscana e l’Italia vedono una crescita del 3% delle unità di lavoro nell’industria mentre Livorno perde l’8%.

Le retribuzioni sono inferiori del 5-7% rispetto alla media nazionale, mentre le pensioni sono del 13% superiori. È un dato destinato a peggiorare, essendo le pensioni di oggi collegate ai salari di ieri. Siamo al decimo posto tra le province con prestazioni pensionistiche più elevate del 2017 ma tra le ultime per velocità di crescita delle pensioni. —

Maria Giorgia Corolini

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