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La crede ebrea e le sputa in faccia. «Avevo una borsa con scritte yiddish»

Ilenia Reali
La crede ebrea e le sputa in faccia. «Avevo una borsa con scritte yiddish»

Alessandra Veronese professoressa dell'Università di Pisa, ex Normalista assalita a Roma da uno sconosciuto con una svastica tatuata

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PISA. Ha visto quell’uomo che la guardava. Uno sguardo duro. Incomprensibile. Poi le si è avvicinato e le ha sputato. Lo sguardo pieno di rabbia. Le ha sputato ben tre volte. In faccia, sulla borsetta e sul trolley che la donna teneva con una mano. Senza un apparente motivo.

«Magari, fosse stato senza motivo»: ripete quasi tra sé raccontando l’episodio di cui è stata vittima la professoressa Alessandra Veronese, Normalista, associato di Storia medievale e Storia ebraica. Anche lei lo ha ricostruito solo dopo cosa fosse realmente successo. Quell’uomo sull’avambraccio - come le hanno poi riferito alcuni testimoni - aveva una svastica tatuata, lei a tracolla una borsetta di tela con una scritta in ebraico, del corso di yiddish fatto a Tel Aviv.

Era una giornata come tante, quella di giovedì scorso, per la professoressa Alessandra Veronese. Sono bastati 10 secondi per trasformare quella giornata. Ha sentito sulla sua pelle l’odio. E che odio. Lo ha raccontato su Facebook. «Volevo che si sapesse, volevo raccontarlo ai miei amici: mi è sembrato un gesto così grave, enorme».

Erano le 13, era a Roma e aveva un appuntamento con un’amica davanti alla libreria Feltrinelli per prendere accordi per un’iniziativa da fare a Pisa. Era arrivata prima e per ingannare il tempo stava guardando la vetrina. Benvenuti nella normalità apparente: una bella donna che scruta i titoli dei libri appena usciti, i più venduti. Gesti che ognuno ha fatto migliaia di volte. Era serena, in attesa, e invece era vulnerabile. E non lo aveva neppure intuito. Si sentiva osservata da quell’uomo, era l’ora di pranzo. Era a Roma. Era tra la gente. E guardava una vetrina. Chi avrebbe potuto immaginarlo?

«Mi ha sputato ma poteva accoltellarmi, farmi qualunque cosa. Ero talmente tranquilla che per capire cosa stesse accadendo mi è servito tanto tempo, troppo. Quando ho realizzato - tutto si è svolto in dieci secondi - quell’uomo se ne stava andando. Io l’ho preso a male parole. Lui prima di andarsene mi ha puntato gli occhi nei miei. Cattivi, pieni di disprezzo».

Lei era ancora lì a chiedersi come fosse stato possibile. «A me? E rivedevo il suo sguardo prima di avvicinarsi e dopo». La professoressa Veronese non è ebrea. Lo era suo zio. Da sempre ha frequentato ambienti ebraici. Lo erano amici del padre, lo erano due dei presidi della sua scuola. Lo sarà anche lei presto. «Ho fatto formalmente la richiesta di conversione. Lo studio della storia ebraica è una passione da sempre e ho vissuto un’identificazione culturale e religiosa fin da piccola. Nel tempo è diventato assolutamente normale essere ebrea, da tempo meditavo di fare la richiesta di conversione e l’ho fatta».

Ha vissuto un anno a Gerusalemme, ha studiato all’Università ebraica. Ha sentito mille volte i racconti delle leggi razziali, il dramma vissuto dalle famiglie ebree. «Mio zio si è salvato, figlio di un matrimonio misto, non è mai stato inserito nelle liste». Non si risparmia nel racconto. «Sono profondamente arrabbiata, furibonda, se avessi capito subito gli avrei assestato un bel calcio. Invece ero confusa: i testimoni mi hanno detto che aveva la svastica, che era un fascista conosciuto nella zona. Non nuovo ad aggressioni di quel tipo. Figurarsi io neanche pensavo che avevo quella borsina. Ho presentato la denuncia alla digos. Sono troppi i casi di intolleranza».

Nei confronti degli ebrei? «Sono in aumento. Si sta vivendo a livello generale un incremento dell’ intolleranza nei confronti di tutto ciò che si percepisce come diverso. Abbiamo vissuto anni di semplificazione politica, non solo adesso ma anche con la sinistra. Si è parlato con parole d’ordine, slogan, identificazioni. Ha incrementato il senso di paura e i discorsi antiebraici sono sotto traccia da duemila anni. Quante volte si è sentito dire che gli ebrei sono tutti ricchi? Già nel XII secolo si sosteneva che gli ebrei ogni anno si riunivano insieme in una città e rapivano un bambino per ammazzarlo. Si immagina? Anche solo a livello organizzativo: non c’era ancora Ryanair...».

Ironizza sulle leggende che da centinaia di anni si raccontano sugli ebrei e si infervora su quanto oggi si dice contro Israele. «Sono la prima a criticare la politica di Israele per alcune cose e non siamo certo tutti filo Netanyahu, ma non si possono neppure nascondere dietro le critiche a Israele posizioni antisemite». —

LE REAZIONI. "Gli sputi rivolti a una docente universitaria pisana per le vie di Roma da un uomo (con una svastica tatuata su un braccio) solo perché ritenuta ebrea per la borsa con le scritte yiddish ci dice in che periodo terribile stiamo vivendo. E quanto sia necessario reagire con determinazione ai rigurgiti dei fantasmi del passato". È il commento del segretario nazionale di Sinistra italiana Nicola Fratoianni.

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