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i tessuti innovativi 

Il “pile” non inquina il mare, si chiama Bio ed è pratese

Azelio Biagioni
Il “pile” non inquina il mare, si chiama Bio ed è pratese

La Pontetorto nel 1985 inventò lo speciale tessuto sportivo e ora torna sul podio dei maggiori premi internazionali con la versione biodegradabile

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PRATO. Se potesse parlare, il primo Pile italiano avrebbe una pronuncia pratese. Già, perché è qui, nel distretto tessile pratese, a Montemurlo, che nel 1985 la Pontetorto lo crea e lo chiama Tecnopile. L’azienda oggi ha quasi 70 anni e detta la linea sulla produzione dei tessuti che vestono da chi indossa una tuta per una corsa fino a chi si cimenta in sport nautici o sulla neve. «È la linea Sportsystem – spiega Elena Banci, figlia del fondatore Bruno e oggi, dopo la vendita della maggioranza del capitale alla giapponese Daidoh, responsabile marketing – che ha consentito l’espansione ai più importanti fabbricanti di abbigliamento sportivo del mondo. Le scelte strategiche hanno consentito il raggiungimento di un risultato che mette la Pontetorto ai vertici delle classifiche delle industrie tessili italiane. Oggi abbiamo cinque importanti certificazioni ma vale la pena ricordare che siamo stati la prima azienda italiana nel 1985 a fabbricare il pile».

«E per distinguerlo dal pile prodotto da tutti gli altri – aggiunge Elena Banci – lo abbiamo identificato con un nome e un cartellino di facile riconoscimento. Sono due le parole che racchiudono tutta la storia del prodotto: tecno, dai processi tecnologici che si sono sviluppati per avere un prodotto valido, di lunga durata e di altissima qualità, e pile per il fatto che è un tessuto le cui proprietà termiche e non solo, nascono e derivano dal folto pelo che lo caratterizza». E nell’azienda di Montemurlo i colori del pile che poi diventerà ad esempio una calda maglia sono vivaci, fluo: dal rosso all’azzurro fino all’arancio.

«Tutta la sperimentazione e l’applicazione tecnologica più all’avanguardia danno vita a tessuti altamente performanti e progettati per vestire tre strati diversi: first layer, tessuti funzionali da indossare direttamente sulla pelle che soddisfano tutte le esigenze di funzionalità garantendo un comfort naturale. Second layer: tessuti resistenti, altamente performanti che riescono a garantire l’isolamento ed hanno la capacità di asciugare rapidamente e third layer: la combinazione perfetta delle caratteristiche per attività outdoor: protezione al vento, all’acqua e traspirabilità».

C’è poi il capitolo tutela ambientale: «Che – sottolinea Elena Banci – per noi vuol dire impegno concreto e costante. Abbiamo creato la linea Pontetorto Ecosystem con tessuti realizzati utilizzando poliestere riciclato, filati derivati da capi d’abbigliamento riciclati e prodotti con polimeri ricavati dal riciclo delle bottiglie di plastica».

Pontetorto è il primo produttore di pile a concentrare in modo sistematico i propri investimenti alla soluzione del problema delle microplastiche che stanno contaminando le acque del nostro pianeta. E a Montemurlo è nato anche il Biopile, il primo tessuto di pile che non rilascia le pericolose microplastiche. Quello che lo rende unico è la sua speciale costruzione: la parte interna non è composta da poliestere come nel pile convenzionale ma da un 100% Tencel Lenzing.

«Questa fibra – termina Banci - è biodegradabile anche in acqua marina. Le piccolissime particelle di fibra normalmente emesse durante il lavaggio si decompongono senza lasciare residui in meno di 90 giorni, e non costituiscono quindi una minima minaccia per alcuna creatura vivente». Questa ultimissima innovazione ha valso alla Pontetorto il premio alla fiera Performance Days a Monaco di Baviera. E lo sguardo dell’azienda verso il futuro è in questa direzione: concentrarsi sull'argomento ecosostenibilità. —
 

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