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Livorno

la protesta 

«Pascoli e Villa Serena non si toccano» In cento sfilano contro il nuovo bando

Flavio Lombardi
«Pascoli e Villa Serena non si toccano» In cento sfilano contro il nuovo bando

Lavoratori e sindacati davanti al Comune con striscioni e magliette. «In quattro anni riduzioni sulle politiche sociali»

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Sono le 10 in punto, ma in piazza del Municipio la gente è già li da almeno un quarto d’ora. Nonostante il freddo e il vento, non sono poi così pochi, un centinaio in tutto, a sfidare le condizioni meteo per protestare partecipare alla manifestazione organizzata per difendere le Rsa di Pascoli e villa Serena. Armati di trombette, megafoni, fischietti gialli, cominciano a muoversi lungo l’attraversamento pedonale. Qualcuno, sfilando con il proprio mezzo, suona in segno di solidarietà.

Tante magliette vestite, con su scritto «Giù le mani dal Pascoli», mentre c’è chi prende d’assalto la ringhiera in marmo del comune vecchio per attaccare un paio di striscioni che diventano un simbolo della mattina. «Difendi il sociale. Pascoli e Villa Serena non toccare», «Lavoro e sociale sono un diritto». Altre scritte, compaiono sotto, srotolando lenzuola allestite per l’occasione e tenute per mano da un rosario di persone. «Pascoli e Villa Serena non si toccano», «Sociale, sanità, istruzione, non sono in vendita», «lavoratori e lavoratrici Pascoli-Villa Serena. Per il nostro lavoro, per la città», «Livorno, città di mare, naviga nel buio. Per il rispetto dei diritti dei lavoratori storici del sociale. Rsa Pascoli e Villa Serena».

Laura Giovannoni dipendente dell’ospedale, al Pascoli ha la madre con l’Alzheimer. «Sono una ex del Pascoli, mi sento una Oss del sociale più che del pubblico, mia mamma è in pericolo e io lotto per i suoi diritti. Non mi convince quel che dice l’assessore Apolloni, vogliamo che a Livorno non si sacrifichino più certe politiche». Elisa Maida, dell’Rsa Pascoli, racconta: «Dopo la manifestazione dello scorso 25 ottobre, eravamo più sollevati. Apolloni aveva promesso il riempimento dei 92 posti letto. Questo non è avvenuto, nonostante lui continui a confermarlo. Dal momento in cui si è cominciato a parlare di dismissione e problemi di sicurezza della struttura, non si è fatto buona pubblicità e la gente guarda altrove. Saremo tranquilli, quando vedremo i fatti».

Maida è un fiume in piena e continua. «Inutile dire di no. Qui la manina di qualcuno c’è, eccome. Quando una persona si rivolge a un assistente sociale per un proprio familiare, viene dirottata in altre strutture, pur avendo noi, ancora posti vuoti». Emiliano Sartorio, rappresentante Cgil Funzione Pubblica, interviene. «Siamo qui ancora una volta per il bando di gare che a nostro avviso rappresenta un passo indietro della nostra amministrazione sul tema del sociale. Un settore che negli ultimi quattro anni ha subìto solo tagli. Anche sui domiciliari per circa 200 mila euro. Chiediamo un passo indietro e rivedere una politica che è solo segno di civiltà».

Francesco Redini, segretario generale Cisl Funzione pubblica aggiunge. «Le politiche sociali sono deficitarie. In quattro anni, si è usata la forbice per un milione e mezzo. Ciò significa meno servizi e meno posti di lavoro. Livorno è area di crisi complessa e non si può permettere questa rotta. Possiamo perdere, da calcoli fatti, circa 25/30 posti di lavoro su Pascoli e Villa Serena, altrettanti sull’assistenza domiciliare. Sulle case famiglia c’è già stata la riduzione dell’orario da 38 ore a 12 pur di lavorare e con contratti da fame. Non so da cosa Apolloni tragga tutta questa tranquillità. Vorremmo essere ricevuti da Nogarin o dalla vice sindaca». Si chiama a gran voce che qualcuno esca. Sono le 10,35, l’assessore al sociale spunta in piazza e si mette a interloquire. —

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