Il Tirreno

Livorno

il primario: «la scoperta È spesso incidentale» 

Una malattia asintomatica che colpisce diversi giovani

Una malattia asintomatica che colpisce diversi giovani

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LIVORNO. Ottomila risonanze magnetiche e tredicimila Tac, metà delle quali in situazioni di emergenza, su pazienti provenienti dal pronto soccorso. Basterebbero questi numeri per restare impressionati dalla mole di lavoro del reparto di Neuroradiologia. E invece per la struttura guidata da Daniele Prosetti, uno dei primari storici dell’ospedale, al timone del reparto dal 2000 dopo essere arrivato in viale Alfieri nel 1987 da Bergamo (proprio come il direttore di Neurochirurgia, Santonocito, col quale l’interazione è quotidiana), la diagnostica è solo una parte dell’attività quotidiana.

L’altra parte, quella ancor più delicata, è l’attività terapeutica, svolta tra sala angiografica e sala operatoria. Nella stragrande maggioranza un’attività che decide il destino dei pazienti, tra la vita e la morte: aneurismi, ictus, ischemie cerebrali e midollari, fratture vertebrali e della colonna. Ma anche ernie al disco.

Al padiglione 16, nel sotterraneo del blocco nuovo dell’ospedale, sotto l’equipe di Prosetti passano oltre 50 persone al giorno, e anche di notte, per la verità, visto che la reperibilità dei neuroradiologi di fatto è una presenza fissa, con 3 interventi ogni notte.

Tra i pazienti ci sono anche tanti giovani, perché l’aneurisma, ad esempio, è una patologia che non conosce età: «La più anziana che abbiamo operato l’anno scorso ha 90 anni, ma abbiamo avuto anche pazienti di 28 anni, uno di 33 con aneurisma rotto e diversi under 40 – racconta Prosetti -. Quando non sono rotti, gli aneurismi sono asintomatici. Li scopriamo incidentalmente con le risonanze o con l’angiotac. Può esserci un elemento di familiarità, ma non è essenziale. Se si forma l’aneurisma significa che si ha una malattia della parete dell’arteria, ma finché non viene scoperto… Quando riscontriamo la malattia, parliamo con i pazienti, spieghiamo loro il livello di rischio. C’è anche chi si spaventa e sparisce, magari torna dopo un anno per farsi operare».



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