Il Tirreno

Livorno

I PROFESSORI AGLI STUDENTI 

«La città vi deve ringraziare»

N.C.

Lamberto Gianni esalta «la grande responsabilità che questi ragazzi si sono assunti per difendere la Costituzione e il diritto allo studio»

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LIVORNO. «La città vi deve ringraziare, voi vi siete presi la responsabilità del gesto forte che avete fatto. Il diritto allo studio è uno tra i più importanti della nostra Costituzione, dobbiamo continuare a lottare». Acclamato dai suoi studenti come una star, ieri mattina ha preso il megafono in mano anche il professor Lamberto Giannini, uno che si è schierato fin da subito al fianco degli alunni. E così, lo storico docente di storia e filosofia dell'Enriques, dopo aver sfilato accanto ai ragazzi, ha tenuto il suo discorso parlando dal loggiato di Palazzo Granducale. Non una lezione scolastica ma più che altro di un insegnamento basato sulla difesa dei diritti e sull'importanza della coscienza civica.

«Spesso – ha esordito Giannini – giustizia e legalità non coincidono. Ci sono tante cose che sono illegali, ma che sono giustissime. Quello che stiamo facendo lo è. Ma quando si fa qualcosa che va contro il consueto, come non andare a scuola, lo si deve fare come voi che ve ne siete assunti la responsabilità, dando un grande insegnamento a tutti. Non siete rimasti a casa, ma avete portato avanti la vostra protesta in modo costruttivo. Livorno vi deve ringraziare per quello che avete fatto». E giù applausi scroscianti, come se al megafono ci fosse stato uno studente e non uno che, normalmente, sta “dall'altra parte della cattedra”. «Il grande paradosso è che le leggi servono perché il cittadino le rispetti. Ma la cosa terribile è quando chi dovrebbe rappresentare la norma, non rientra perfettamente all'interno della norma stessa. Sto parlando delle istituzioni e nello specifico di quelle scolastiche. Non si può dire che l'80 per cento delle scuole vivono in una condizione fuori dalla norma. Se le norme sono troppo rigide, cambiamole, ma così la situazione è inaccettabile».

Poi Giannini ha chiamato in causa anche la Costituzione. «Lo strumento perché la legge non diventi ingiusta è il diritto. Il diritto non va chiesto, non bisogna essere bravi per averlo. Il diritto si ha. Come il diritto allo studio che in questo momento è leso. In Italia dopo la seconda guerra mondiale solo chi aveva genitori medici o ingegneri poteva aspirare a fare carriera. I figli degli operai no. La Costituzione ha cambiato questa cosa, ora esiste davvero la possibilità del riscatto sociale. E questo avviene proprio grazie alla scuola pubblica. Questi bastoni tra le ruote che vengono messi da chi la dovrebbe incentivare non sono sostenibili, perciò noi dobbiamo continuare a lottare».

Anche altri professori, poi, hanno preso la parola, come Giulia Pertusati, insegnante di inglese che, proprio in lingua inglese, ha detto ai ragazzi di continuare a lottare. «Non possiamo lasciare i nostri studenti a loro stessi – ha detto – ma insieme dobbiamo arrivare a una soluzione per fare lezione in modo sicuro».

N.C.

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