Il Tirreno

Livorno

In città sono più di settanta gli edifici scolastici senza certificato: il piano per la messa a norma

Juna Goti
In città sono più di settanta gli edifici scolastici senza certificato: il piano per la messa a norma

Scuola e sicurezza: i dati di Provincia e Comune 

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L’INCHIESTA



Sono più di settanta, tra istituti provinciali e comunale, gli edifici scolastici che a Livorno aspettano ancora la Certificazione di prevenzione incendi che avrebbe dovuto essere timbrata entro il 31 dicembre. Edifici che gli enti sottolineano essere in sicurezza, ma ancora non certificabili (o in piena procedura per farlo). In un paradosso all’italiana che in città è saltato fuori con il mancato trasferimento di 180 studenti del liceo Enriques nella succursale di via Calafati.

Dopo le resistenze di ieri alle richieste del Tirreno, ecco che la Provincia fa chiarezza sui numeri. Dicendo che: 1) «Tutti gli istituti di istruzione secondaria superiore» di sua competenza (13 per 47 edifici) hanno «già un esame-progetto valutato conforme dai vigili del fuoco» che «riporta gli interventi da fare, propedeutici all’ottenimento del Cpi»; 2) «dal 2017 sono iniziati i lavori nelle scuole di Portoferraio e Piombino, per proseguire con Cecina e Rosignano»; 3) a Livorno i progetti riguardano «28 edifici», in pratica tutte le scuole superiori, ed «è stata avviata la procedura di gara per l’affidamento dell’appalto, per 600.000 euro». «La programmazione dei lavori – spiegano da Palazzo Granducale – sarà fatta di concerto con gli istituti, tenendo conto dell’impatto con le attività scolastiche». Solo a seguire «saranno perfezionate le pratiche di Scia». Insomma, c’è tempo perché tutto sia in regola.

Dalle finestre di fronte, quelle del Comune, ricordano intanto che il Cpi si compone di una serie di sotto categorie, e che per ottenerlo è necessario essere in regola con tutte le prescrizioni, come previsto dal decreto del ’92. Ricordano però anche che a marzo, con un decreto esplicativo, il ministero – considerando la condizione del patrimonio nel Bel Paese – ha dato come indicazione di adeguare intanto le scuole almeno al livello A, il primo richiesto in materia di sicurezza. Ma qual è la situazione delle strutture comunali? «Oggi, grazie al lavoro degli uffici, una fotografia c’è, prima non c’era neanche quella...», premette la vicesindaca Stella Sorgente. Dai nidi alle medie, sono 71 gli edifici comunali. E la premessa è d’obbligo: «I tecnici hanno certificato che sono tutti utilizzabili in sicurezza come scuole. Ce lo siamo fatti rimettere per scritto anche dopo l’alluvione. Alla scuola di piazza San Simone, che era inagibile, sono stati fatti i lavori ed è stato dato il via libera stabilendo che non dovranno mai più essere previste aule al di sotto del piano terra».

Torniamo ai 71 edifici. Dal Comune spiegano che 23 hanno già il Cpi, quindi sono completamente a norma; degli altri 48, 4 sono stati oggetto di lavori nel 2018 e per chiudere la pratica manca la firma; altri 4 hanno bisogno di piccoli interventi già finanziati per rinnovare quest’anno la Scia; 25 hanno già quel livello di sicurezza A indicato dall’ultimo decreto, mentre per portare allo stesso livello le ultime 15 strutture servono 3 milioni. Per fare ottenere il Cpi a tutte le scuole comunali che al momento non ce l’hanno, ne servirebbero 12. Ma è chiaro che l’ente si concentrerà prima sui quei 15 edifici. A questo proposito la vicesindaca ricorda che per le primarie Dal Borro di via Montebello – vista l’età e le caratteristiche dell’edificio – non sarà possibile fare l’adeguamento delle certificazioni. «Sarà costruita una nuova scuola in via Bois. Lo scorso anno abbiamo chiesto un finanziamento al ministero, il progetto è arrivato settimo su oltre 500 in Toscana e stiamo aspettando che vengano deliberate le risorse». Oltre 5 milioni di euro.

Sorgente è schietta: «Il lavoro fatto è tanto e nel 2019 il 44% delle nostre scuole avrà la certificazione, quindi il 56% sarà da adeguare contro una media nazionale del 59,5%. Ma non vogliamo fare finta che il problema non esista...».

Ricorda quindi che l’Anci aveva chiesto una proroga di tre anni: «Lunedì a Roma, presente il sindaco, il governo ha dato rassicurazioni su una proroga almeno fino a fine anno». Ma allo stesso governo si chiede un passo in più, un «piano di investimenti per le scuole».

E tentando di non tirare direttamente in ballo la Provincia: «Dobbiamo essere onesti intellettualmente e affrontare il problema senza ipocrisie. Purtroppo gli anni di incuria pesano e non si può fare finta di non vederlo». —

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