Il presidio
Svastica sul pullman, niente Daspo agli ultrà
Il questore: «Non ci sono gli estremi per il divieto» L’Anppia: «Doverosa la scorta, poi bisogna perseguire»
Livorno. «Stiamo proseguendo con le identificazioni tramite le immagini, ma ritengo che non ci siano i presupposti per il Daspo nei confronti dei tifosi del Verona». Il questore Lorenzo Suraci, dopo i fatti di via Machiavelli, sceglie di non applicare agli ultras scaligeri il divieto di accedere alle manifestazioni sportive, e spiega così il motivo della sua decisione: «Perché, come si vede dai filmati, non si sono verificati particolari atti di violenza».
Ma negli occhi di tutti (e su internet) restano le immagini, riprese dai residenti di via Machiavelli (dove i tifosi scesi dal mezzo si sono scontrati con la polizia) e rilanciate dal Tirreno, di un pullman che arriva e riparte tra le strade di Livorno esponendo in bella vista sul parabrezza accanto alla scala, simbolo della città di Verona, la svastica, simbolo del Male assoluto; sotto gli occhi degli agenti.
«Lo sport non ha nulla a che vedere con manifestazioni altre dalla competizione, come l’apologia di regime o il recente episodio di razzismo nella partita Inter-Napoli (i cori contro il difensore azzurro Koulibaly, calciatore francese naturalizzato senegalese, ndr), e invito tutti a condividere il rifiuto di accomunare i due ambiti» chiarisce il presidente nazionale di Anppia (associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti), il livornese Spartaco Geppetti, che tuttavia precisa: «Ritengo che la valutazione operata dalle forze dell’ordine, cioè quella di scortare il pullman fino allo stadio senza intimare di rimuovere il simbolo per evitare ulteriori disordini, sia stata doverosa».
Il paradosso dei tutori dell’ordine che accompagnano una svastica si risolverebbe però facilmente: «Una volta superato il problema del momento, cioè il mantenimento dell’ordine pubblico, ci sono i tempi per poter perseguire il reato. Ci sono le 48 ore dopo il fatto a disposizione per fare la denuncia nei confronti di chi lo ha commesso», spiega il presidente dell’associazione antifascista.
Poi Geppetti infine aggiunge: «Lo sport è un confronto che si basa su precise regole condivise, ma – conclude il presidente – queste persone non conoscono regole e anzi vivono al di fuori di esse. Purtroppo ci troviamo in un momento storico nel quale il rapporto con queste persone è diventato molto difficile». —
M.S.
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