Il Tirreno

Livorno

parlano rispoli e chessa  

«Tutti quegli interrogativi ancora da chiarire»

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LIVORNO. «In questo ultimo anno ci siamo chiesti più volte se gli atti della Commissione d’inchiesta fossero stati trasmessi alle Procure di Livorno e Roma e se le procure stesse avessero aperto fascicoli. In seguito a una richiesta specifica, per quanto riguarda Livorno. In un incontro in Procura è emerso che è stata chiesta la relazione conclusiva ancora prima della pubblicazione della stessa». A dirlo sono Loris Rispoli e Luchino Chessa, presidenti delle due associazioni dei parenti delle vittime.

«Dal colloquio – confermano Rispoli e Chessa – è emerso che le indagini, con tutta probabilità, verranno o sono già state riaperte, al fine di verificare ipotesi di reato ancora perseguibili. Come familiari non possiamo che plaudire per la posizione del procuratore che consideriamo un evidente e concreto passo in avanti, nella speranza di fare piena luce su quello che è accaduto la notte del 10 aprile, in attesa di avere giustizia per la sofferenza e la morte orrenda che hanno avuto i nostri cari».

Chessa e Rispoli sottolineano che le conclusioni della commissione «hanno ribaltato le verità scaturite dalle inchieste giudiziarie e dai processi, mettendo in evidenza circostanze mai emerse prima quali l’assenza di nebbia, un ancoraggio della petroliera diverso da quello riportato nelle carte processuali, una rotta del Moby Prince che ha subito una turbativa, una sopravvivenza a bordo del traghetto ben oltre i 30 minuti in totale assenza di soccorsi». A ciò si aggiungano i «dubbi sulla rotta della petroliera prima del suo arrivo a Livorno e sul materiale da esso trasportato» ma anche « gli strani accordi tra le compagnie assicurative dopo due mesi dalla tragedia». —

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