Il Tirreno

Livorno

L’ospedale e il via ai bacini, sblocco dopo la lunga attesa

Enrico Paradisi
L’ospedale e il via ai bacini, sblocco dopo la lunga attesa

Confermato l’ok al progetto: «Il presidio resta in città, firmeremo il nuovo accordo» 

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LIVORNO. Per il sindaco è la seconda buona notizia della conferenza di fine anno, per i livornesi forse è la prima. Stiamo parlando del nuovo ospedale che, come anticipato nei giorni scorsi dal Tirreno, si costruirà in accordo finalmente con la Regione all’interno del perimetro del vecchio, senza dunque portare a un ulteriore consumo di territorio, e in più recuperando l’area degradata dell’ex Pirelli. «Non è stato facile – ha ammesso Nogarin – ma abbiamo lavorato senza sosta per quattro anni e mezzo per raggiungere un accordo e convincere la Regione della bontà della nostra idea, quella cioè di lasciare in città l’ospedale della città, scongiurando il rischio di costruire cattedrali nel deserto».

Proprio per far intendere la imminente ripartenza dell’iter, ha poi annunciato che nei prossimi mesi sarà siglato un nuovo accordo di programma che permetterà «di festeggiare una vittoria dell’intera città, dell’interesse generale a scapito degli interessi particolari». Punzecchiato sui ritardi e sui tempi di gestazione si è chiamato fuori però da ogni addebito, rimettendo in causa anche le responsabilità regionali.

Dopo l’ospedale, il lavoro. L’altro risultato che Nogarin ha detto di aver portato a casa, e che insieme al primo determinerà «il futuro a breve e lungo periodo della città», è invece quello della riapertura della gara dei bacini di carenaggio. «Il bacino galleggiante – ha detto tracciando il bilancio di fine anno e insieme il bilancio del suo mandato – è stato ripristinato e sono in corso adesso le opere di smantellamento delle due gru che limitano l’attività del bacino in muratura: questo determinerà il ravvio del comparto delle riparazioni con ricadute eccezionali sull’occupazione». Nogarin cita le stime, parlando di un differenziale di nuovi occupati che oscillano tra i 150 e i 400 lavoratori: «Stiamo parlando di lavoro immediato, per i troppi operai che stanno attendendo di rientrare dopo la chiusura del Cantiere orlando».

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Sempre in prospettiva occupazionale il sindaco aveva sottolineato poco prima l’esigenza di «riprenderci ciò che di bello Livorno ha da offrire», ribattendo su cultura e turismo. E se da una parte evoca scenari romanticamente keynesiani, sostenendo che ogni euro investito in questi due settori ha un «moltiplicatore» che oscilla tra 1,49 e 1,7% ( il che significa - ha precisato - che il mezzo milione di tassa di soggiorno versato dai turisti nel 2018 è ben poco rispetto alle reali ricadute occupazionali di un settore che conta solo con le navi da crociera 800mila sbarchi all’anno), dall’altra, invocando sinergie tra i vari settori, ha bacchettato commercianti e imprenditori: «Non si può pensare che l’onere sia tutto sulle spalle dell’amministrazione comunale, ma serve un impegno da parte degli attori economici della città che purtroppo in alcuni casi è mancato».

Non a caso il primo cittadino, auspicando un cambio di mentalità che non può essere calato dall’alto, ha ricordato, ad esempio, i visitatori impossibilitati a mangiare anche solo un panino durante le aperture straordinarie del Museo della Città «perché di domenica in Venezia rimane sempre tutto chiuso».

Poi, dopo aver rivendicato il rilancio del Mercato centrale attraverso eventi e aperture ad hoc e l’azione di contrasto all’abusivismo commerciale e alla concorrenza sleale in centro, ha spiegato che grazie ai fondi recuperati nella «lotta ai furbetti», nel 2019 il Comune sarà in grado di «ridurre per il terzo anno consecutivo» la Tari a imprese e cittadini e sostenere una spesa sociale che sarà ancora passata al setaccio «perché troppi numeri ancora non tornano».
 

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