Il Tirreno

Livorno

funerali 

L’addio a Cerracchio tra lacrime e note anni ’70

Cristiana Grasso
L’addio a Cerracchio tra lacrime e note anni ’70

Chiesa di San Jacopo stracolma per salutare il pubblicitario, umorista e organizzatore di eventi scomparso a 69 anni

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LIVORNO. È sulle note della sua playlist, della canzone “I will survivor” di Gloria Gaynor e su altre note di musica anni ’70 e ’80 che esce dall’impianto con cui per tanti anni ha girato i locali della zona per far divertire la gente, che Antonio Cerracchio saluta per l’ultima volta la sua famiglia e i suoi amici. Una folla di volti in lacrime, di mani che battono, di sorrisi dolci che si ingoiano la tristezza, perché lui con la tristezza proprio non aveva buoni rapporti: «Sembra che stia ballando qui con noi». Invece Antonio, noto pubblicitario e dj e organizzatore di eventi per passione, ma anche raffinato umorista “baccelliere” del Sodalizio Muschiato del quale Ettore Borzacchini è stato “sodale a vita”, non c’è più. Almeno non fisicamente. Se ne è andato all’alba di martedì, dopo una grave malattia che ha combattuto con coraggio restando fino all’ultimo fedele al suo stile, ironia e amore per il prossimo, sdrammatizzando e continuando ad essere quallo di sempre, con i suoi scherzi e il suo entusiasmo per la vita. Questo è il suo funerale e quella musica la suona un gruppo di amici all’uscita della chiesa di San Jacopo dove si è appena svolta la messa. Una cerimonia religiosa ma anche laica, dove lo spirito di Antonio sembrava aggirarsi tra le panche per consolare i presenti e asciugare gi occhi di chi gli ha voluto bene, sussurrando battute per farli ridere. Chiesa stracolma perché Cerracchio era un personaggio a Livorno: conosciutissimo e stimato nell’ambiente creativo della città ma anche in quello imprenditoriale e da tutti quelli che partecipavano agli eventi che lui organizzava, un mito per tanti della sua generazione ma anche per quelli più giovani che hanno avuto modo di incontrarlo ed apprezzare il suo senso dell’ironia, la sua positività. E sono davvero in tanti a stringersi attorno alla moglie Susanna, al figlio Ettore, ai parenti. Ci sono il pittore Marc Sardelli con il figlio Federico Maria Sardelli, musicista, saggista e pittore, c’è il disegnatore e grafico Stefano Caprina: i compagni del “Sodalizio Muschiato” con i quali per tanti anni sono nate idee e perle dell’umorismo. C’è anche l’attore e autore Paolo Migone che sale sul pulpito per dire poche ma intense parole, con la commozione che gli spezza la voce: «Antonio per me era come le bollicine dello spumante che vanno su con allegria... E che se sono chiuse in una bottiglia non perdono al loro forza, anzi, si preparano a venir su con ancora maggior forza e allegria appena la bottiglia sarà aperta...». Don Marcello ricorda invece quanto affetto, quanto calore umano Antonio Cerracchio abbia sempre distribuito intorno a sé. «Nessuno si salva da solo, nessuno vive da solo e la catena non si spezza con la morte. Prima per parlargli magari lo chiamavamo al telefono, ora non serve più perché lui è dentro ciascuno di noi». —

Cristiana Grasso

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